![]() Nepenthes ventricosa, esemplare giovane |
Pianta particolare, ha begli ascidi panciuti e rotondeggianti, dalla forma inconfondile, il cui colore va dal rosso acceso al rosa, al giallo e sono spesso maculati; abita le fresche montagne delle Filippine, ove tende silenziosa la sua esca arrampicandosi lentamente sugli alberi. Vive tra i 1200 e i 1500 metri di altitudine, dove il clima si mantiene simile per tutto l'anno; robusta ma lenta a crescere, ha un aspetto compatto e pieno, dove le foglie di un verde tenero determinano un bel contrasto col colore acceso delle trappole. |
Tra queste, spiccavano per particolarità due piccole piante: Lowii e Gracillima.
Erano due figli della foresta; lei, Gracillima, così delicata e sensibile, era una sognatrice, ed ambiva ad
arrivare sulla cima dell’albero piu' alto per poter lasciarsi cullare dal vento e riscaldarsi al sole.
Lowii invece era un tipino forte e vigoroso, e crescendo fianco a fianco con Gracillima non mancava mai di
riportare la sua amica con i piedi… oops… con le radici per terra.
Le due Nepenthes passavano le giornate in modo diverso: Gracillima dipingeva ogni giorno nella sua mente il
candore che avrebbero avuto le sue trappole una volta adulte; Lowii invece era sempre a caccia di insetti.
Le sue trappoline erano sempre ben pulite, grazie alla pioggia, e colme di liquido zuccherino, ed ogni
volta che un insetto cadeva nelle sue trappole lo divideva con Gracillima.
Quando arrivava la notte subentrava il silenzio, ma Lowii non riuscendo mai a prendere sonno chiedeva aiuto
a Gracillima, ed ogni notte lei, così disponibile, gli si avvicinava un po' e lo invitava a contare
insieme a lei i funghi luminosi che crescevano numerosi come stelle ormai cadute sul suolo della foresta.
Purtroppo, come ogni favola che si rispetti, anche in questa c’era una sorta di malvagio oscuro,
rappresentato da un suono, stridulo e continuo, e perenne… era come un canto: era il canto della motosega.
Un tempo il canto della motosega era una leggenda o un lieve rumore frammentato nei giorni di sole, ma piu'
passava il tempo e più si faceva vicino e presente, una minaccia. Rajah, la regina delle Nepenthes, da tempo
aveva ordinato alla foresta di rimanere sempre vigile e di “fare in fretta” a svilupparsi, accelerando
la crescita di radici e rami per creare una barriera che impedisse al canto malvagio di raggiungere il suo
cuore.
Lowii e Gracillima, pur così piccoli e indifesi, decisero di raggiungere al piu' presto le sommità degli alberi per mettere a punto un piano e combattere questa minaccia, ma ci voleva l'aiuto di tutte le Nepenthes della foresta: tutte avrebbero dovuto crescere in fretta per portare a termine la missione piu' importante: salvare Rajah, perché senza di essa la foresta sarebbe scomparsa...
Decisero così di cominciare l’arrampicata inesorabile verso l’alto degli alberi. Gracillima si allungò per prima, avvolgendo il tronco del suo albero come le aveva insegnato Veitchii, un vecchio Nepenthes saggio della foresta, ma le sue foglie erano delicate e la cosa non era semplice. Lowii si arrampicò anch’esso, ma con le stesse difficoltà... non era facile volare in alto come gli uccelli, ma proprio da loro avrebbe avuto in futuro un prezioso aiuto.
Giorno dopo giorno le due piccole Nepenthes si allungavano verso il cielo attraversando il sottobosco; lì il buio era molto profondo e Lowii faticava a trovare i rami necessari per appoggiarsi, ma la crescita di Gracillima la fece diventare adulta, e finalmente lei poté creare i suoi tanto sognati ascidi candidi, che pendendo dai rami dell’albero illuminavano il sentiero per il povero Lowii, così in difficoltà.
Un giorno un uccello cangiante si avvicinò a Lowii e gli disse: ”senti, qui nella foresta noi uccelli
cangianti non siamo ben visti, abbiamo la reputazione di sporcare il suolo e i rami degli alberi con
le nostre deiezioni, tu potresti aiutarci? In cambio, noi ti faciliteremo la salita verso il cielo”.
Lowii gli rispose che tutto ciò che poteva fare era creare degli ascidi in cui loro avrebbero
potuto depositare le loro deiezioni; la cosa non gli sorrideva molto, ma il destino della foresta era
la priorità assoluta.
E così fu: Lowii formò tantissimi ascidi e gli uccelli cangianti deposero lì i loro
contenuti... organici. E questo produsse un miracolo, perché i contenuti assorbiti da Lowii gli
permisero di crescere vigoroso e spettacolare, superando la delicata Gracillima ed arrivando al tetto della
foresta, dove il sole bagnandolo di luce lo fece diventare una delle Nepenthes piu' spettacolari della foresta.
Dall’alto delle cime degli alberi la minaccia e il canto della motosega erano chiari: migliaia di motoseghe di ferro cromato abbattevano alberi e distruggevano tutto ad una velocità incredibile. L’albero su cui Lowii e Gracillima si appoggiavano un giorno disse loro: ”Vedete? Sono motoseghe di ferro,il materiale più duro, che abbatte i nostri compagni nella foresta...” e Lowii rispose: ”Ci sarà un modo per fermarle! Io ho notato che nei giorni di nuvole non cantano più..”.
L’albero gli raccontò così quello che sapeva, e che nei giorni di pioggia le motoseghe si rifugiavano in una caverna per non bagnarsi. Ma erano giorni che non pioveva più, e se non fosse piovuto per altri giorni il cuore della foresta sarebbe stato cancellato e con esse anche Lowii e Gracillima, che arrampicandosi e aiutandosi uno con l'altra avevano cominciato a volersi bene.
Lowii ebbe un’idea formidabile; ordinò a tutte le Nepenthes della foresta di svuotare il contenuto
delle proprie trappole tutte insieme, in un preciso istante che avrebbe lui deciso. Tutte risposero di sì,
e Lowii aiutò Gracillima ad arrivare anch’essa sulla cima degli alberi; insieme diedero l’ordine
alle altre Nepenthes: ”Svuotate!”
... Improvvisamente il cielo si ricoprì di una coltre nuvolosa mai vista, e cominciò a piovere
così forte che era difficile persino agli uccelli rimanere in volo. L’acqua scrosciante si abbatté così
sulle motoseghe, che si arrugginirono tutte e smisero di cantare, sprofondando nel fango della foresta da
loro stesse disboscata... la foresta era salva!
C’era una volta una foresta... e c'è ancora.