![]() Dionaea muscipula, la trappola con i peli grilletto |
La pianta carnivora per eccellenza, chiamata Venere acchiappamosche o, in inglese, Venus Flytrap, e' una piccola erbacea perenne proveniente dagli acquitrini di Carolina del Sud e del Nord (Stati Uniti d'America), ove il clima e' molto simile a quello mediterraneo: estati calde e secche ed inverni anche rigidi. Contrariamente a quanto comunemente si crede, dunque, non e' tropicale, e se abbiamo la fortuna di averne un esemplare avremo cura di tenerla sempre all'aperto, in sole pieno, tenendola quasi fradicia di acqua distillata. Lei ci ripaghera' con dei piccoli fiori bianchi, in primavera, e soprattutto con splendide trappole a fauci, in grado di catturare senza scampo quasi ogni insetto di terra o volante. |
D'altra parte lo Stagirita che morì nel 322 a.C., forse troppo preso dall'educazione di Alessandro
Magno, non si preoccupò mai di partire per un viaggio verso la Carolina del Nord (vero, prima si
sarebbe dovuto anche preoccupare di scoprire l'America, ma tant’è, parliamo di uno dei più
grandi filosofi dell'antichità, da lui lo si sarebbe anche potuto pretendere...),
dove avrebbe potuto fare una scoperta della quale si parlerà pubblicamente soltanto nel 1763,
quando il governatore della "North Carolina", Arthur Dobbs, portò l'attenzione su una
strana creatura.
Si sarebbe imbattuto in una piccola pianta, che nelle sue regioni d'origine vive quasi nascosta da altri
vegetali ben più alti di lei, e che lui stesso avrebbe potuto calpestare; si sarebbe
imbattuto in quella pianta che lo stesso naturalista Linneo non si convinse che fosse carnivora, in
quella che per molti di noi è il primo amore, in quella che è LA pianta carnivora per
antonomasia, che, guarda caso, prende il nome da Diana, dea della caccia e della natura selvaggia.
La Dionaea muscipula è stata la prima pianta carnivora che ho coltivato e, come il primo amore, non si scorda mai, anche quando magari la passione si affievolisce e ci si rivolge ad altri amori ed interessi; anzi, più passa il tempo e più mi affascina e cattura la mia attenzione, quella che trovo sia la punta dell’evoluzione vegetale – eguagliata solo, forse, da alcune raffinatissime orchidee -, quella che mi portò a controbattere alla mia professoressa di filosofia del liceo che ci spiegava come i vegetali, con la loro "semplice anima vegetativa" non potessero né contare né avessero memoria.
Questa piccola pianta, in primo luogo e al pari di molte altre carnivore, ha gli steli fiorali alti,
altissimi. Una caratteristica bizzarra in una pianta già di per sé strampalata
(pianta grassa? Ah no scusa… carnivora… ma è pericolosa? Le dai da mangiare tu?); ad un primo
veloce sguardo non pensiamo al fatto che la riproduzione è sempre e comunque lo scopo
principale di qualsiasi essere vivente, e che lo stelo fiorale alto è l'unica possibilità
della Dionea per evitare che un insetto che vada ad impollinare il fiore, a mantenere la specie,
possa finire bello che digerito.
Ma non solo, quando una trappola che abbia già digerito a sufficienza, che abbia finito la sua
"carriera carnivora", quando normalmente sarebbe considerata inutile, nel caso della dionea
viene riutilizzata: i due lobi che formano la trappola si distendono il più possibile per poter
utilizzare al massimo la superficie colpita dal sole ed agevolare così la normale fotosintesi.
E se ancora non dovesse bastare, torniamo ad Aristotele: la Dionaea muscipula fa scattare le sue
"tagliole" con un complesso meccanismo di osmosi di acqua all'interno delle cellule
(o qualcosa del genere, non chiedetemi, non è veramente il mio campo), per attivare il quale
si devono muovere due dei sei peli presenti in ogni trappola entro circa 10 - 20 secondi, e, attenzione,
la digestione comincia soltanto nel momento in cui la preda si continui a muovere nella trappola ormai
chiusa, per evitare che scattato il letale movimento a causa ad esempio di una pioggia venga digerita
appunto della semplice acqua.
Ma come? Ma le piante non dovevano solo crescere e riprodursi? Qui invece siamo davanti ad un vegetale che sa contare fino a due, ha una memoria di 10 - 20 secondi, sa quando la sua trappola è chiusa, sa decidere se riaprirla o meno, è perfettamente conscia della sua pericolosità per coloro che vanno ad impollinarla. Nettamente più evoluta del mio cane.
Non so voi, io davanti ad una creatura del genere mi tolgo il cappello…
G. Reale, D. Antiseri, Storia della filosofia - vol. I: dall'antichità al Medioevo , editrice La Scuola, Brescia, 1997
Peter D'Amato, The Savage Garden, Ten Speed Press, California, 1998