![]() Drosera rotundifolia |
Fra le pochissime specie di Drosera originarie dell'Europa
e che e' possibile rinvenire anche in Italia, e' una piccola pianta a
rosetta che vive in paludi e torbiere in climi temperati, formando un ibernacolo
per superare il freddo inverno. |
C'è umido, tanto umido. Eppure intorno a noi il sentiero si fa polveroso.
Il granturco è alto due spanne.
Il terreno che a fatica si sta innalzando verso un cielo color latte, è arso, bianco, spaccato.
Percorriamo un sentiero che si lascia alle spalle l'asfalto. Il rumore delle ultime fabbriche della pianura
fa spazio ad una nuova sensazione: il silenzio.
Ma non è vero, non è silenzio: è un rumore nuovo, a cui le nostre orecchie urbane
non sono abituate.
Il silenzio è attraversato da vibrazioni.
Frrrrrrrrrr... frrrrrrrrrrrr....
Frrrrrrrrrr... swoshhhh..... crrrrr....
Ad un tratto, il sentiero si infila tra un boschetto ed una radura.
Siamo un gruppo numeroso, una decina di persone. Ma a parte qualche battuta a voce alta, retaggio di
un pranzo cameratesco, ci adeguiamo e quasi nessuno parla più.
In fila indiana procediamo lungo il sentiero, quando ad un tratto alla nostra destra si svela
un varco inatteso, che ritroso si offre al nostro passaggio, incapace custode di segreti.
Le vibrazioni si fanno più intense quando raggiungiamo la radura dove la vegetazione circostante,
fatta di pioppi tremolanti, è ferma, anche lei congelata da un caldo assoluto.
Congelata dal caldo...
Si percepisce sulla pelle che questo non è un posto normale.
Si indovina la presenza di acqua, sebbene essa sia celata alla vista da una nostrana savana.
Alcune depressioni nel terreno invitano lo sguardo.
E lì, al centro ed ai bordi di quelle depressioni, la sorpresa attesa.
Decine di mortali rubini, la fragile rugiada di sole che si svela alla nostra curiosità, e poco oltre, solitarie compagne di avventura, gruppi di pinguicole, l'erba unta il cui verde contrasta con l'arso del luogo.
L'amico che ci ha guidato fino a qui ha detto che ci sono progetti incombenti di bonifica; che
quell'acqua, che alimenta la torbiera, presto sparirà, risucchiata dal nostro bisogno di un
altro ettaro di granturco.
Sparirà l'acqua, e con essa la drosera e la pinguicola, che saranno condannate alla memoria.
Gli iris e le orchidee spontanee, che impreziosiscono ulteriormente la radura, spariranno con loro.
Ma abbiamo bisogno davvero di quell'ettaro di granturco?
Sorprendente, siamo a due passi dalle ultime fabbriche del ricco e distratto nord-est, dove la natura
è spesso confusa con un tappeto di erba industriale che circonda case sempre troppo simili a
pagine di rivista patinata.
Una grande lezione, oggi. Anche se noi non la percepiamo più, distratti dai nostri ritmi, dalle
nostre priorità giornaliere, fatte generalmente di buoni propositi, la natura è lì.
Ancora per quanto?
Qualcuno mi ha chiesto: ma a te perché piacciono le piante carnivore?
Ci ho pensato molto, ed alla fine mi sono reso conto che forse sono attratto dal loro estremizzare
la quotidiana contraddizione che è in noi, che spesso parliamo di natura e di rispetto per il
mondo, ma continuiamo a calpestarlo.
E loro sono così, hanno fatto della contrapposizione della morte che da la vita, la loro stessa essenza.