Come tutti gli anni, quando le giornate si fanno piu' corte e la
sera si inizia ad uscire in maglione o in giaccone, molti, specialmente
alle prime armi, vengono assillati da un dubbio: "Arriva l'Inverno! come
faccio per la mia adorata pianta?".
Vediamo di affrontare e risolvere il problema.
A mio avviso la maniera piu' indicata per capire le necessita'
colturali di una data specie e' cercare di capire cosa
sia l'Inverno e come funzioni l'Inverno nell'areale geografico
di quella specie. Una volta in possesso di queste informazioni,
sara' semplicissimo azzeccare le necessita' colturali di ogni
specie partendo da alcune semplici nozioni di base di tipo
climatico e geografico.
Ricordiamo che qualsiasi pianta, carnivora o meno, puo' essere coltivata
nel migliore dei modi anche senza l'aiuto di alcun libro o di alcun esperto.
Basta semplicemente rifarsi al suo ambiente naturale, e alle
condizioni geoclimatiche in esso presenti, cercando di ricrearle
nel modo piu' fedele possibile.
In quest'articolo cercheremo di affrontare il problema del periodo
invernale in due precisi momenti: faremo innanzitutto considerazioni
di tipo geografico e climatico, giungendo successivamente a massime
semplici e facili da applicare, di carattere colturale.
L'Inverno
La prima, importantissima cosa da fare e' cercare di focalizzare
la nostra attenzione su un concetto molto, molto importante: l'Inverno
come noi lo conosciamo (generalmente una stagione grigia,
molto piovosa o nevosa, con temperature spesso sotto zero in gran
parte della penisola, e a malapena 8 ore di luce al giorno) e'
cosi'
qui da noi. In altre parti del mondo l'Inverno puo'
essere (ed e') sostanzialmente, a volte paradossalmente, diverso.
Una volta inchiodata nella nostra mente quest'idea sara'
semplicissimo procedere e comprendere le necessita' colturali
di una pianta in qualsiasi zona del pianeta.
Innanzitutto, ai fini della coltivazione, o meglio, agli "occhi"
di una pianta, l'Inverno altro non e' che un periodo dell'anno
in cui si verifica una sostanziale modifica di uno o piu' di
questi tre parametri fondamentali:
- Fotoperiodo (ore di luce/ore di buio)
- Umidita' (precipitazioni, umidita' dell'aria...)
- Temperatura
L'Inverno, come lo sentono le piante, e' sostanzialmente
differente in differenti regioni della terra. Spesso le
differenze sono abbastanza intuitive (all'equatore fara'
piu' caldo che da noi) ma altre volte sono molto meno
intuitive (inverni con bassissima umidita').
Molte specie, all'avvicinarsi dell'Inverno, modificano i
loro regimi fisiologici (alcune entrano in dormienza,
altre fioriscono, altre entrano in attivita') - spesso
il passaggio di questi stati vegetativi avviene sotto lo
stimolo della modifica di uno o piu' di quei parametri
fondamentali (o di altri fattori esterni).
Il rispetto di questi parametri spesso e' fondamentale
per la coltivazione di una data specie, ed infatti
accade spesso che piante che necessitano di riposo
subiscano un rapido deperimento se non vengono
sottoposte ad un periodo invernale.
Scorriamo quindi ora i generi di piante carnivore
dando innanzitutto un quadro geografico e climatico
dell'areale di provenienza di tali piante e
consigliando quindi a quali condizioni invernali
sarebbe meglio esporre le piante stesse.
Cosa fare per la mia adorata...
Dionaea muscipula
Questa pianta proviene dalle regioni statunitensi della Carolina del Sud e del Nord.
Queste aree sono abbastanza spostate dalla fascia equatoriale, e cio' significa che
la variazione del fotoperiodo sara' sensibile, con inverni a notti lunghe, ed
estati a notti corte.
Queste zone inoltre sono sostanzialmente regioni con un inverno tipicamente temperato
continentale. In Carolina, mentre l'estate e' una stagione molto calda e piovosa,
l'Inverno invece e' freddo ma tendenzialmente secco. Da porre bene attenzione
al fatto che se l'andamento delle temperature assomiglia al nostro, l'andamento delle
precipitazioni e' invece rovesciato (noi, clima mediterraneo, abbiamo estati secche
e inverni piovosi).
Per rispettare questi parametri la dionea andra' tenuta in queste condizioni: fotoperiodo
ridotto (quindi approssimativamente 8 ore di luce e 16 di buio) - temperature fredde,
sia di giorno che di notte, e ridotto apporto idrico. La dionea in queste condizioni
entrera' in riposo formando rosette molto compatte, con trappole ridotte o assenti
e ridotta attivita' di crescita. Uscira' dal riposo a Marzo circa.
Da noi e' semplice simulare queste condizioni: basta lasciare la pianta
all'esterno, giorno e notte (a meno che non viviate in Val d'Aosta ove dovrete
ripararla un po') e non tenere acqua nel sottovaso. Assicuratevi una volta ogni
tanto che il terreno sia moderatamente umido. Un'innaffiata ogni pochi giorni, da
sopra, e senza sottovaso, sara' piu' che sufficiente.
Attenzione:
NON tenete la dionea in casa per paura che
soffra, che geli, che batta i dentini o fandonie del genere, la dionea
VA tenuta fuori. Le dionee tenute al calduccio non entrano in
riposo e, in Primavera, perdono slancio e crescono a rilento. Siete
stati avvertiti.
Sarracenia o Darlingtonia
Neanche farlo apposta, piu' o meno dalle stesse regioni della dionea provengono
altre due tipi di piante carnivore molto note: le sarracenie e la
Darlingtonia
californica. Tutte queste specie, infatti, provengono dagli Stati Uniti, con
una prevalenza delle zone orientali per le sarracenie, e occidentali per la
Darlingtonia.
Se state cercando informazioni su queste piante leggete quanto detto a proposito
della dionea, ed applicatelo alla lettera anche per queste due categorie di
piante carnivore, andra' benissimo.
Unica attenzione e' tenere la
Darlingtonia moderatamente piu' umida,
in quanto proviene da regioni con una umidita' invernale moderatamente maggiore.
Attenzione: quanto detto per la dionea vale anche qui:
NON tenete
le sarracenie in casa per paura che
soffrano. Devono essere tenute fuori.
Nepenthes o Heliamphora
Questi due generi di piante, invece, a differenza di dionea, sarracenie e
Darlingtonia, abitano fasce decisamente tropicali. Le zone tropicali
sono zone geografiche caratterizzate da un andamento piuttosto mite delle
variazioni climatiche stagionali.
La differenza tra fotoperiodo estivo ed invernale sara' quindi poca,
come pure la differenza di temperatura e di umidita'. In altre parole,
queste piante vivono in una condizione di piu' o meno perenne primavera.
Se in Estate quindi il coltivatore avra' il problema di ridurre la
temperatura, in Inverno il problema sara' l'opposto. Nepenthes ed
Heliamphora, per questa ragione, vanno sempre tenute in condizioni
controllate (all'interno di terrari appositamente costruiti).
Durante il rigido Inverno italiano tutte queste specie andranno
senz'altro portate in casa o in una serra riscaldata. La temperatura
notturna non dovra' mai scendere sotto i 10'C se non volete rischiare di
perdere alcune specie delicate. Alcune specie di
Nepenthes e
Heliamphora, provenienti da zone di elevata altitudine, gradiscono
invece molto arrivare fino a quasi a 5'C, di notte, o meno, ma si
tratta di piante estremamente rare e impegnative e chi le possiede
normalmente sa gia' come tenerle. Per tutte le
Heliamphora
e le
Nepenthes l'andamento del fotoperiodo dovra'
restare piu' o meno bilanciato, con 12 ore di luce e 12 ore di buio.
Cio' e' ottenibile chiaramente per mezzo di piani con lampade al
neon e appositi timer. L'umidita', come d'Estate, dovra' essere
tenuta alta con umidificatori o frequenti innaffiature (niente
sottovasi!).
Se non volete attrezzare un intero terrario o una serra controllata
perche' avete solo una o due
Nepenthes, potete allora
sistemare le vostre piante per l'Inverno tenendole in casa, in una
posizione estremanente illuminata, ma evitando il sole diretto.
Una finestra esposta a Sud e protetta da una tenda andra' benissimo.
Ricordate anche che in casa, in Inverno, l'umidita' dell'aria e'
molto bassa per via dei radiatori - vaporizzate le vostre piante
il piu' frequentemente possibile, terreno e foglie.
Pinguicula
Purtroppo, a differenza delle piante viste sino ad ora, le specie
di
Pinguicula non sono limitate ad un ben ristretto areale
geografico, ma anzi spaziano in ambienti molto diversi e quindi
sono adattate a climi estremamente diversificati.
Facendo una divisione molto grossolana, possiamo identificare 2
gruppi principali di
Pinguicula: le pinguicole temperate
e quelle del gruppo messicano. Vediamole separatamente.
Pinguicole messicane. A questo gruppo appartengono un gran
numero di specie tutte provenienti dalla zona degli altopiani
messicani, una zona geografica relativamente
ristretta e con un regime di umidita' e temperature abbastanza
tipico. Messicane sono molte delle specie comunemente vendute
(
Pinguicula moranensis, P.gypsicola, P.esseriana, P.jaumavensis e
molte altre) o i loro ibridi (
Pinguicula * "Weser",
Pinguicula * "Hans" o
Pinguicula * "Aphrodite").
Gli altopiani messicani hanno un regime di temperature e umidita'
molto particolare. Sono infatti presenti estati calde e piovose
e inverni freddi (ma non rigidi) e particolarmente secchi. Proprio
per superare gli inverni e la loro particolare siccita' molte
specie messicane hanno escogitato il "trucchetto" di trasformarsi
in mini-piante grasse durante la stagione secca, con rosette a
foglie piccole e succulente.
Per tutte le messicane e i loro ibridi e' necessario tenere
un'estate calda (ma non troppo) con buon apporto idrico (sottovaso con acqua),
e passare in Inverno a un regime completamente differente, con
temperature intorno a 0 gradi di minima, e un apporto idrico
quasi nullo, lasciando seccare il terreno anche in modo
considerevole (cio' specialmente per le specie che formano
le rosette invernali succulente).
Alle nostre latitudini quindi per simulare l'Inverno messicano
e' necessario fornire un minimo di riparo per le piante,
tenendole in una veranda o in un terrazzo esposto, dove
la temperatura sia fredda ma non crolli sotto zero. Si
provveda una buona illuminazione. Al tempo stesso, bisogna
assolutamente evitare che ci sia ristagno d'acqua nel
sottovaso.
Quanto ad apporto idrico, se le specie che tenete sono
di quelle che formano rosetta succulenta, allora
tenete il terreno molto secco, e date da bere con
estrema moderazione solo una volta ogni tanto. Se, invece,
le specie che tenete non formano rosetta succulenta,
allora fornire acqua ma con molta moderazione, tenendo
il terreno da secco ad appena umido.
Pinguicole temperate. Piu' rare in coltivazione delle
specie messicane, si trovano in questo gruppo un gran
numero di specie che vivono in Europa Centrale e Settentrionale,
in Nord America ed in altre regioni a clima temperato. Come abbiamo
visto per sarracenie e dionee, queste piante andranno sottoposte
al fotoperiodo invernale (8 ore di luce, 16 buio), andranno tenute
ad un regime idrico controllato e dovranno essere tenute a temperature
piu' o meno rigide (a seconda della specie).
Rientrano in questa categoria ad esempio le europee
P.alpina, P.vulgaris,
P.leptoceras, P.poldinii, P.longifolia, P.grandiflora, che si aspettano
temperature invernali molto rigide (anche -20'C) e che si richiudono in un
ibernacolo. Altre specie sono sempre temperate ma si aspettano temperature
invernali piu' miti, vicine allo 0, e non formano ibernacolo. Per esempio
appartengono a questa categoria
P.crystallina e
P.hirtiflora.
Ancora temperate sono le nordamericane, che si aspettano un inverno
abbastanza secco, e temperature da moderatamente fredde a rigide (e non
formano ibernacolo)
P.primuliflora, P.ionantha, P.planifolia.
Per tutte queste specie l'inverno in coltivazione e' semplice da
fornire, potendo sfruttare il nostro inverno tipicamente temperato,
eventualmente con alcune accortezze in caso di specie che non siano
particolarmente tolleranti il gelo. Tenete il terreno umido ma
non fradicio ed evitate i ristagni d'acqua nel sottovaso.
Drosera
Anche qui, vista l'enorme estensione del genere, ci sono da
fare delle ulteriori divisioni a seconda della zona geografica.
Drosere tropicali australiane: le cosiddette tre del Queensland:
D.adelae, D.prolifera, D.schizandra,
tipiche di zone tropicali, per la loro coltivazione in inverno vedi
la sezione Nepenthes.
Drosere temperate: specie come ad esempio
D.rotundifolia,
D. anglica, D.intermedia, D.filiformis, sono specie che d'Inverno
si chiudono in un ibernacolo. Per la coltivazione in Inverno vedi
sarracenie e dionea oppure pinguicole temperate.
Drosere Sudafricane: a questa categoria appartengono un certo
numero di specie tra cui alcuni classici in coltivazione, come
Drosera capensis, D.aliciae, D.natalensis, D.nidiformis, D.regia.
Queste specie provengono dalla zona del Sudafrica, una zona con un
clima particolare, somigliante a una versione piu' dolce del nostro
clima mediterraneo (con lo stesso andamento stagionale e di precipitazioni
ma con temperature meno alte d'Estate e meno rigide d'Inverno). Queste
specie quindi d'Inverno andranno tenute comunque umide (ma non con i
vasi in acqua) e con temperature mai sotto i 5'C.
Andra' sempre fornita una illuminazione intensa, possibilmente
da sole diretto. Un'ottima sistemazione e' in una veranda o balcone
a Sud, in una zona dove la temperatura non scenda mai sottozero (nemmeno
di notte). Se le piante sono tenute fuori, sottozero, la parte verde
puo' morire ma la pianta rinascera' dalle radici in primavera.
Esistono anche alcune drosere sudafricane che crescono
durante la stagione fredda, ma sono piuttosto rare in coltivazione.
Drosere pigmee: provengono da zone interne dell'Australia
SudOccidentale, una zona con un regime stagionale simile a quello
Mediterraneo (inverni freddi e umidi e estati torride e secche).
Durante l'inverno le pigmee vanno tenute con terreno da umido
a molto bagnato, e vanno esposte a temperature basse, sotto i
5-10'C. Le temperature possono anche andare saltuariamente di qualche
grado sotto lo zero senza gravi danni per le piante. Esposizione a Sud.
In questo periodo le pigmee forniranno grande quantita' di gemme
che andra' immediatamente posta su vasetti lasciati nelle
medesime condizioni. Se nelle vostre zone le temperature notturne
scendono di molto sotto lo zero sara' opportuno trovare un modo
per riparare le piante e fornire loro una temperatura che di
notte non scenda sotto zero.
Drosere bulbose: della medesima zona delle pigmee, queste
piante sopravvivono alla lunga estate arida richiudendosi in
bulbi sotterranei e passando alla fase vegetativa non appena
le temperature diventano fresche e inizia a piovere. D'Inverno
queste specie si aspettano un apporto idrico regolare,
temperature anche intorno agli zero gradi, una buona esposizione
a Sud in modo da ricevere piu' sole possibile.
Australiane insolite:
Drosera hamiltonii e
Drosera binata - vedi quanto detto per le Sudafricane.
Altre specie
Cephalotus follicularis : Australia, zona di Albany, vedi
coltivazione invernale delle Drosere sudafricane.
Utricularia: per quelle temperate vedi
coltivazione invernale delle pinguicole temperate o della dionea.
Per quelle tropicali epifite vedi invece
Nepenthes ed
Heliamphora.
Botrite, il flagello invernale.
Fin qua sembrerebbe tutto semplice, non siete d'accordo? Basta
stare attenti, fare una passeggiatina in casa o fuori in giardino,
trovare degli angolini appositi con la giusta esposizione e il
gioco e' fatto.
Giusto? Giusto... ma c'e' un ma.
Purtroppo durante l'inverno, qui da noi, si verificano tutta
una serie di condizioni climatiche (e non solo) che scatenano un
simpatico organismo. La ridotta luce solare, l'alta
umidita', la presenza di materiale vegetale in decomposizione
(pensate alle foglie cadute dagli alberi o alle parti secche di piante
che stanno riposando) sono una manna dal cielo per una muffa,
dall'aspetto innocuo, una tenera, dolce polverina grigiastra...
la famigerata
Botrytis cinerea.
Questa muffa attecchisce su materiale vegetale marcio o secco,
in presenza di alta umidita' e scarsa luce solare. Una volta
attecchita, la bestia satanica passa ad infettare anche tessuti
sani, ed e' in grado di ammazzare una pianta in una decina d'ore.
Esattamente: una decina d'ore... andate al lavoro la mattina e
la sera vi trovate un ibernacolo di
D.filiformis che
e' diventato pappetta marcescente.
Purtroppo la botrite e' tutto fuorche' rara. Si puo' anzi dire
che la botrite sia endemica di
qualsiasi collezione,
quindi il problema non e'
se le vostre piante ce
l'abbiano (ce l'hanno di certo), il problema semmai e' come
tenerla sotto controllo e non farla esplodere al punto da
iniziare a perdere piante.
Vediamo cosa odia e cosa ama la botrite, e comportiamoci di
conseguenza.
La botrite ha parecchi nemici. Il nemico numero uno e' sicuramente
la luce solare con il suo carico di ultravioletti. La muffa infatti
non e' dotata di protezione anti-UV e gli ultravioletti ne distruggono
il DNA. Un sistema quindi di proteggere le piante e' esporle sempre
al sole diretto per piu' tempo possibile. Controllate sempre i vostri
vasi, specialmente sul lato non esposto alla luce solare - state
attenti che la simpatica canaglia non stia lavorando a vostra
insaputa la' dove il sole non arriva e magari voi non la vedete.
Un secondo nemico e' la siccita'. Piu' secco e' il terreno, meno
probabilita' ci sara' che la botrite esploda in tutta la sua
mefitica violenza. Tenete quindi le piante piu' secche che
potete, compatibilmente con le loro necessita' idriche. Non
tenete mai acqua nei sottovasi, e non tenete mai bagnate
piante che non ne abbiano bisogno.
Altro nemico, l'aria in muovimento. La botrite adora l'aria
ferma, immobile, tipica di zone chiuse. Un metodo per rallentarne
o bloccarne la crescita e' tenere le piante in una zona all'aperto
dove ci sia passaggio d'aria, o (in caso di terrari) installare
una ventola.
E ancora, questa tenera muffetta adora le parti morte delle
vostre piante, i pezzi di foglia secca (specialmente se umida),
i residui di fiori. Vi ci attecchisce e poi parte da la' per
le sue adorabili gesta. Tenete sempre le vostre piante
pulite piu' che potete, rimuovendo le parti secche con
forbici e pinzette.