Introduzione alle Piante Carnivore
(Testo e fotografie di Fabio d'Alessi
Composto il 21 Marzo 2000 e apparso su Sarrazin's)

Sarracenia flava - foglia in sviluppo - foto Fabio d'Alessi
Sarracenia flava
     Indice


Introduzione

Le piante carnivore sono piante che mangiano animali.

Sara' vero? Definite cosi' potrebbero sembrare degli esseri mostruosi e pericolosi. In effetti e' cosi', ma gli "animali" di cui queste piante si nutrono sono per lo piu' insetti non piu' grandi di una vespa o di un moscone.
Questo e' il motivo per il quale spesso si usa il termine piante insettivore, senz'altro meno cruento e impressionante.

Per la verita', le piante carnivore si nutrono di insetti per necessita'. Sono piante, infatti, che in natura vivono in ambienti particolarmente poveri di quei nutrienti necessari alla crescita di tutte le piante. Le ritroviamo in paludi, in torbiere acide, su rocce spoglie, abbarbicate su tronchi di altre piante, sott'acqua... Le piante carnivore riescono a sopravvivere in questi ambienti sterili e inospitali ricavando il loro nutrimento dagli insetti. In questo modo, anche se il terreno e' sterile, queste piante riescono comunque a crescere e moltiplicarsi.

Dionaea muscipula - foto Fabio d'Alessi Molti pensano che le piante carnivore siano la sola "Venus acchiappamosche", conosciuta da tutti (qui a sinistra).
Al contrario, ce ne sono altre. Anzi, molte altre. Esistono centinaia di specie, distribuite dal Sud Africa al Canada del Nord. Alcune sono tropicali, altre le troviamo in aridi deserti e altre ancora sulle cime delle nostre Alpi. Alcune sono piccole come la punta di uno spillo, altre lunghe metri e metri. Verdi e spoglie o vistose e coloratissime, acquatiche, terrestri, sotterranee, ce n'e' per tutti i gusti. No, decisamente, le piante carnivore non si limitano alla sola "Venus acchiappamosche", per quanto carina e affascinante essa sia.

Le piante carnivore non sono solo moltissime, ma anche molto diverse tra loro. Diversi sono i loro sistemi di cattura, e diversi i modi di uccidere e digerire le prede. Alcune sono dotate di trappole a tagliola, altre di tubi ripieni di liquido digestivo, altre ancora ricoperte di colla acida... in effetti e' affascinante studiare tutti i meccanismi che queste piante hanno messo a punto per catturare le loro prede.

Molte sono le fantasie e i racconti che riguardano le piante carnivore, e non e' raro trovare persone convinte che ne esistano di enormi, in grado di divorare cani e gatti, magari nascoste in qualche foresta tropicale. Tutto cio' e' dovuto essenzialmente alla colossale ignoranza che circonda queste piante.

Anche e specialmente in Italia, questa ignoranza e' spesso totale ed assoluta: il primo libro sulle carnivore e' uscito solo nel 2002 e non c'era, fino a pochi anni fa, alcun punto di riferimento ne' alcun gruppo di coltivatori o appassionati, niente. In questa desolante mancanza di tutto, l'unica sorgente di qualcosa di carnivoro sono i pochi negozietti e vivai in grado di vendere la mitica "venus acchiappamosche". Anche in questo caso, pero', la vendita e' accompagnata da consigli di coltivazione assolutamente vaghi, pittoreschi e spesso errati: purtroppo gli stessi negozianti non ne sanno piu' degli ignari principianti e si limitano a dare quattro consigli in croce, magari accompagnandoli da raccomandazioni da finti espertoni (campane di vetro, cioccolata nelle trappole, inverno in casa e orrendita' simili).

Questa situazione, fortunatamente, sembra destinata a finire presto, grazie alla nascita dell'AIPC (l'Associazione Italiana Piante Carnivore), e alla diffusione di internet, che ha reso finalmente semplice e veloce la circolazione di notizie, dati e materiale tra gli appassionati.

Mettendo insieme tutte le informazioni che abbiamo appena letto, rivediamo quindi cosa sono le piante carnivore.

Le piante carnivore sono un vasto gruppo di piante, molto diverse tra loro, che vivono in ambienti poveri di nutrienti e che hanno quindi sviluppato la capacita' di sfruttare insetti e altri piccoli invertebrati come sorgente alternativa di cibo. Hanno sviluppato diversi sistemi per attirare, catturare, uccidere ed assimilare le loro prede. Sono molte, sono diffuse su tutto il globo (spesso in paludi o torbiere), e sono generalmente molto poco conosciute.

Adesso che sappiamo meglio di cosa stiamo parlando, entriamo in qualche dettaglio sul loro riconoscimento e sulla loro coltivazione.



Primo riconoscimento

Con il termine riconoscimento (o determinazione) ci si riferisce al procedimento logico tramite il quale osservando una pianta qualsiasi si giunge a determinarne correttamente il binomio latino, o nome scientifico (per esempio 'Bellis perennis' per la comune margherita da campo). Da notare che il binomio latino e' sempre composto da due parti, la prima sempre in maiuscolo che descrive il Genere e la seconda sempre in minuscolo che descrive la specie.

Riconoscere correttamente una pianta carnivora e' un procedimento spesso difficile e laborioso. A volte ci vogliono molti anni e una gran dose di esperienza per riuscire a riconoscere correttamente una determinata pianta, e ci sono piante carnivore talmente simili tra loro che nemmeno i piu' esperti riescono a distinguerle con certezza senza un'accurata indagine al microscopio.

Lasciando quindi la determinazione specifica delle piante carnivore ai piu' esperti, possiamo pero' riuscire, in cinque minuti, a farci un'idea delle piante carnivore esistenti e imparare a riconoscerle almeno a grandi linee. Non saremo in grado di distinguere una Sarracenia rubra alabamensis da una Sarracenia rubra gulfensis ma per lo meno saremo in grado, facendo un parallelo, di distinguere una rana da un cavallo.

Come detto, le piante carnivore hanno sviluppato diversi sistemi di cattura (o trappole) per piccoli invertebrati.

Proviamo quindi a dividere le piante carnivore in categorie a seconda del tipo di trappola.

Per ogni tipologia di trappola divideremo le piante a loro volta in generi ed eventualmente in specie. Ricordiamo che il binomio genere-specie e' usato in tutti gli ambienti per identificare univocamente un organismo (esempio Homo sapiens per l'uomo). Nel caso delle piante carnivore, due piante appartenenti a due generi diversi sono spesso diversissime tra loro, mentre due piante appartenente allo stesso genere ma a specie diverse sono diverse tra loro ma non in maniera marcata.
Quindi, Sarracenia psittacina e Pinguicula vulgaris sono due piante assolutamente diverse tra loro (genere e specie diverse), mentre Drosera capensis e Drosera regia sono due piante molto simili.

Passiamo ora in rassegna quindi tutti i tipi di trappola delle piante carnivore, e per ogni tipo elenchiamo che piante esistono in natura.


-  Piante con trappola a tagliola

La trappola a tagliola e' un meccanismo formato da una foglia modificata in modo da chiudersi a scatto quando viene sollecitata da un animaletto. La foglia si richiude sul malcapitato, intrappolandolo e soffocandolo. Nei giorni seguenti la cattura, la pianta secerne degli enzimi digestivi dentro la tagliola, che consumano la preda. E' una trappola molto evoluta, e si riconosce immediatamente (aspetto tipico a tagliola).

Dionaea muscipula [dettaglio] - foto Fabio d'Alessi Ecco l'unica specie dotata di trappola a tagliola. E' la famosa Dionaea muscipula, comunemente chiamata "dionea" o "venus acchiappamosche", di certo la pianta carnivora piu' nota.
In natura e' diffusa negli Stati Uniti sudorientali, in terreni acquitrinosi e soleggiati. Predilige un clima simile al nostro, posizione in pieno sole, e inverni anche sottozero, durante i quali entra in uno stato di dormienza.

La dionea forma una rosetta schiacciata al terreno o con foglie sollevate e puo' arrivare a 20-30 centimetri di diametro con decine di foglie. Le trappole possono essere lunghe 5-6 centimetri. Fiori semplici e poco vistosi, bianchi.

E' l'unica pianta esistente al mondo con trappole a tagliola di questo tipo (a parte una rarissima specie acquatica), quindi quando vedete una pianta del genere, potete dire immediatamente "dionea!" e magari gonfiarvi il petto con il completo binomio latino Dionaea muscipula.

Un unico genere con un'unica specie: Dionaea muscipula.
Molto comune (anche se in natura rischia l'estinzione) e di facile coltivazione.


-  Piante con trappola a colla

Categoria molto vasta di piante carnivore in cui le foglie si sono modificate in modo da produrre una colla appiccicosa che intrappola gli insetti e li digerisce lentamente. Quello della colla e' un sistema piuttosto semplice ma efficace per catturare le prede, ed e' infatti utilizzato da molti generi diversi di piante carnivore. Questo tipo di trappola si riconosce facilmente passando un dito sulla superficie superiore di una foglia. Se al dito rimane attaccata una sorta di bava trasparente e appiccicosa, siamo davanti a una pianta carnivora di questo tipo.

Essenzialmente le piante carnivore con meccanismo a colla si dividono in due grandi categorie. Vediamole.


-  Trappola a colla --- foglie con ghiandole invisibili

Le piante di questo tipo appartengono ad un solo genere, il genere Pinguicula. Queste piante presentano tutte foglie ricoperte di migliaia di peli microscopici e appena visibili a occhio nudo, che secernono un liquido simile a bava. Questo liquido ricopre le foglie formando un velo di colla. Quando un insetto cammina sulla foglia, vi rimane invischiato e il liquido lentamente scioglie e digerisce la preda.

Pinguicula moranensis - foto Fabio d'Alessi In questa foto vedete un tipico esemplare di Pinguicula. La pianta ha un tipico caratteristico verdechiaro-giallino, ed ha un aspetto tutt'altro che carnivoro. Anzi, con le sue foglie morbide e spesse e i suoi fiori simili a violette sembra piu' una pianta grassa che una pianta carnivora. Nonostante questo le foglie delle pinguicole sono delle trappole veramente eccezionali e le pinguicole sono tra le piante carnivore piu' di successo, capaci di sterminare decine di piccoli insetti per foglia.

Pinguicula: unico genere con trappole a colla con ghiandole invisibili. Ha decine e decine di specie distribuite su tutto il globo e in molti ambienti. Esistono anche in Italia (Pinguicula vulgaris, Pinguicula alpina e altre).

Estremamente comuni e alcune di facile coltivazione. Pinguicula moranensis rappresenta una tipica pianta da principianti.


-  Trappola a colla --- foglie con ghiandole ben visibili

In questo caso le foglie sono coperte di peli molto sottili che portano alle estremita' delle specie di goccioline. Queste goccioline sono composte da varie sostanze che servono ad intrappolare, appiccicare e uccidere le prede, una volta catturate. Le foglie di questo tipo sono spesso dotate di una certa mobilita', e quindi una volta catturata una preda non e' raro vederle (nel corso di alcune ore) ripiegarsi e avvolgere la preda stessa.
Vediamone alcuni esempi:

Drosera spatulata - foto Fabio d'Alessi Ecco una tipica pianta con trappola a colla e ghiandole ben visibili. In questo caso si tratta di una Drosera spatulata, una pianta appartenente al genere Drosera.

Questa pianta in particolare forma una piccola rosetta di foglie larga fino a 7-8 centimetri, e adagiata a livello del terreno. Le foglie possono essere di colore verde, o rosso, o ramato. Predilige ambienti torbosi e in pieno sole, dove fiorisce continuamente, producendo abbondanti semi.

Drosera binata - foto Fabio d'Alessi Questa a destra, invece, e' sempre una drosera, ma in questo caso e' una Drosera binata. Questa specie, al contrario di quella precedente, presenta foglie molto ramificate e sollevate da terra, formando una specie di ragnatela impenetrabile di veri e propri tentacoli ricoperti di colla. Il meccanismo di base (peli con gocce di colla) e' lo stesso in entrambe le specie, ma la forma delle foglie e' completamente diversa.

Esistono diversi generi di piante con trappole a colla e ghiandole ben visibili.
Vediamoli:
Quindi riassumendo: foglie appiccicose e bavose = trappola a colla.
Controlliamo le foglie piu' da vicino: se le foglie sono all'apparenza normali, con ghiandole invisibili siamo di certo davanti a una Pinguicula, se invece le foglie sono pelose con ghiandole ben visibili siamo quasi sempre davanti a una Drosera, raramente altri generi.



-  Piante con trappola ad ascidio

E qui passiamo dal regno del "piccolo e carino" al regno del "grande e meraviglioso".

Innanzitutto, cos'e' una trappola ad ascidio? Tecnicamente l'ascidio e' una foglia modificata in modo da formare una specie di contenitore con la forma piu' o meno di un bicchiere. Qui le prede vengono intrappolate e digerite lentamente. L'ascidio e' prodotto dalle foglie che si ripiegano su se stesse, richiudendosi.
Il funzionamento e' piuttosto semplice: le piante producono questi ascidi con una apertura libera. Successivamente attirano gli insetti con vari sistemi (colori, nettare). Gli insetti che cadono negli ascidi vi muoiono e vengono digeriti lentamente. Vista la relativa semplicita' di questa trappola, ci sono piu' generi di piante carnivore che l'hanno adottata, in maniere diverse. Vediamoli.

Nepenthes alata - foto Fabio d'Alessi Nepenthes
Nel genere Nepenthes gli ascidi sono formati all'estremita' delle foglie. L'aspetto di queste piante e' quindi di piante con foglie "normali" con delle specie di "bicchieri" pendenti attaccati alla punta delle foglie. Gli ascidi sono ripieni di liquido digestivo che uccide e assimila le prede.

Qui a sinistra una tipica Nepenthes, con le sue foglie ad ascidio pendente. Come si puo' vedere, sono piante estremamente belle e affascinanti, con colori che vanno dal rosso al viola, al nero, in combinazioni di colori che hanno spesso dell'incredibile. Esiste un unico genere : il genere Nepenthes, con decine di specie. Sono tutte piante tropicali (provengono dalle zone del Borneo e lontano oriente), ed hanno bisogno di condizioni di crescita molto particolari, con temperature e umidita' controllate, fotoperiodo costante, ecc.

In natura spesso hanno comportamento spesso epifita o semirampicante e crescono abbarbicate su altre piante, nelle foreste tropicali, o comunque su detrito di origine vegetale.
Alcune delle specie sono quasi estinte o esistono solo in coltivazione.
Le dimensioni sono notevoli, e ci sono Nepenthes che possono arrivare a metri di lunghezza con ascidi della capacita' di 1-2 litri. Sono piante impegnative, alcune rarissime, e spesso molto costose.
Sono, d'altronde, piante che danno un enorme soddisfazione se coltivate con successo, e alcuni dei migliori coltivatori mondiali di piante carnivore sono appunto coltivatori di Nepenthes.


Cephalotus follicularis - foto Fabio d'Alessi Cephalotus
Pianta molto rara e particolare, esistente in un unico genere con una unica specie, australiana, il Cephalotus follicularis.
In questa pianta, al contrario della Nepenthes (dove le foglie hanno un aspetto normale, al cui apice e' attaccato l'ascidio) esistono due tipi distinti e separati di foglie. C'e' un tipo di foglia a lamina, che e' in tutto e per tutto una foglia normale, come potrebbe essere quella di una qualsiasi pianta non carnivora. Alternate a queste foglie ci sono poi delle foglie esclusivamente ad ascidio, con una forma tipica di bicchiere con coperchietto.

Qui a sinistra un Cephalotus follicularis nella sua forma piu' splendida. Questa pianta, se cresciuta bene, presenta gruppi di decine di foglie normali e decine di trappole. Le trappole ad ascidio possono arrivare a 10 centimetri d'altezza e sono delle vere e proprie tombe per formiche. Tipico dell'Australia, il Cephalotus e' abbastanza raro ed impegnativo da coltivare. Cresce su terreni torbosi e umidi, in condizioni di pieno sole.

Ripetiamo quindi: due tipi di foglia distinti: un tipo non carnivoro, normale e un tipo esclusivamente carnivoro, ad ascidio.

Un unico genere con un'unica specie: Cephalotus follicularis, australiana. Abbastanza raro, abbastanza costoso, abbastanza difficile, assolutamente meraviglioso.


Sarracenia e Darlingtonia
Abbandoniamo le trappole ad ascidio a "bicchiere" per arrivare alle piante con trappole ad ascidio a "cono". In questo caso le foglie sono sempre richiuse su se stesse a formare un contenitore, ma questo contenitore non e' pendulo e portato all'estremita' delle foglie, bensi' e' eretto, allungato, una specie di cono gelato piantato per terra. Gli insetti, anche qui, sono attirati verso il cono, dove cadono e muoiono, e lentamente vengono assimilati.

Sarracenia flava - foto Fabio d'Alessi Qui a sinistra un rappresentante di questo tipo di piante carnivore, la Sarracenia flava.
Come si puo' vedere le sarracenie hanno spesso un aspetto assolutamente incredibile e che non richiama in alcun modo le altre piante. Non hanno foglie a lamina, di aspetto normale, bensi' solamente foglie a cono (salvo rari casi), hanno colori che vanno dal giallo-verde (come qui) al rosso porpora. Tutte le sarracenie provengono dagli Stati Uniti, e sono adattate a climi da temperato freddo a temperato caldo. Richiedono molte ore di sole pieno, terreni sempre fradici e torbosi (tipici di paludi torbose) e inverni freddi durante i quali entrano in dormienza.
Esistono sarracenie che arrivano anche a piu' di un metro di altezza e che possono formare delle vere e proprie colonie di centinaia di ascidi a cono. Le forme vanno dal cono eretto ed allungato (come qui) a coni schiacciati a terra, a coni piccoli a forma di becco-di-pappagallo.

Due generi:
Sarracenia, con 8 specie, tutte assolutamente meravigliose e non impossibili da coltivare. Hanno la caratteristica di potersi incrociare bene tra loro, con la possibilita' quindi di formare un numero infinito di ibridi diversi dalle 8 specie esistenti.
Darlingtonia californica, unico genere con unica specie. Molto affine alle Sarracenie, e' detta anche pianta-cobra per la forma particolare delle trappole, che somigliano alla testa di un cobra. E' anche questa una pianta tipica di zone torbose e umide degli Stati Uniti. Piu' rara delle Sarracenie e piu' impegnativa da coltivare.
Sarracenie e Darlingtonia sono tutte piante delicate, impegnative ma non impossibili da coltivare. Crescono lentamente ma sono, come le Nepenthes, dei veri e propri sogni da coltivare. Alcuni tra i piu' grandi coltivatori ed esperti di piante carnivore sono coltivatori di Sarracenia.


Heliamphora nutans - foto Fabio d'Alessi Heliamphora
Altro genere di piante carnivore con trappole ad ascidio di forma conica ed allungata. Come le sarracenie e la Darlingtonia, non presenta foglie normali, ma esclusivamente foglie a cono allungato verticalmente. Le trappole sono ritenute molto primitive, in quanto sono meno sofisticate e perfezionate di quelle di sarracenie e Darlingtonia.

Qui a sinistra un tipico esemplare di Heliamphora. Come si puo' vedere, l'aspetto richiama in qualche modo quello delle sarracenie, con la differenza che gli ascidi non hanno il "coperchio" come succede per quelli delle sarracenie.
Le heliamphore sono piante particolarissime che vivono in ambienti estremi sulle cime degli altopiani (detti tepui) in Venezuela e Brasile, dove ci sono condizioni ambientali proibitive, costanti precipitazioni, forte vento, notti gelide.

Le piante sono talmente belle e impegnative che tutti gli appassionati di piante carnivore ritengono sia uno "status symbol" riuscire ad avere una Heliamphora in buona condizione nella propria collezione.

Un unico genere: Heliamphora, comprendente 5 specie. Sono tutte piante di montagna tropicale (tepui). Richiedono particolarissime condizioni di coltivazione. Rare, alcune rarissime, impegnative, costose, lente a crescere e delicatissime. Insomma, hanno tutti i difetti ma anche un piccolissimo pregio: sono bellissime.



-  Altre trappole, altre specie

Queste qui sopra esposte sono i tre tipi di trappola piu' noti e comuni nel mondo delle piante carnivore. Ma non sono gli unici.
Esistono infatti specie a volte meno note e meno coltivate, ma non per questo meno interessanti. Diamo una veloce occhiata:

Utricularia
Le utricolarie sono piante molto strane. Alcune specie sembrano muschi con foglie piccolissime e fiori coloratissimi ma molto minuti; altre specie risultano invece piu' vistose con foglie a "penna" o di altre forme e fiori meravigliosi. Alcune terrestri, altre completamente acquatiche.

Unico genere Utricularia con decine di specie sparse su tutto il globo.
La caratteristica di queste piante e' che sono dotate di piccolissime trappole sotterranee o subacquee, simili a piccolissimi sacchettini. Questi sacchettini sono sottovuoto e quando un microscopico animaletto ci passa vicino si aprono per una frazione di secondo, lo risucchiano all'interno e si richiudono. Col tempo poi l'animaletto muore e viene assimilato. Le trappole non sono molto grandi (nell'ordine di 1-2 millimetri) e spesso la parte visibile della pianta e' scarna e misera, e questo e' il motivo per cui sono molto rare da trovare in coltivazione. Nonostante questo la bellezza dei fiori e la semplicita' di coltivazione rendono le utricolarie una interessante alternativa alle solite carnivore.

Aldrovanda vesiculosa
Unica specie di un genere ormai quasi scomparso. In pratica e' una piccola dionea acquatica. Senza radici, vive in acqua e ha piccolissime trappole (microscopiche) che funzionano in maniera simile a quelle della dionea, cioe' a scatto.
E' una pianta che una volta era molto comune in tutta Europa. A tutt'oggi, ormai, si ritiene sia praticamente scomparsa da quasi tutti gli ambienti dove era prima presente, a causa dell'inquinamento.
Rarissima da trovare in coltivazione, perche' spesso vista come specie di poco interesse, piccola e insignificante. E' invece una pianta molto interessante per la sua parentela con una pianta apparentemente cosi' diversa come appunto la Dionaea muscipula.

Ci sono altri generi di piante carnivore (Genlisea, Ibicella e altri) ma sono talmente rare e insolite da trovare in coltivazione da essere note solamente ad alcuni coltivatori particolarmente esperti.



Chiave Riconoscimento

Riassumiamo tutto cio' esposto sin d'ora, cercando di fissare in memoria almeno uno schemino di minima. Abbiamo diviso le piante carnivore in vari gruppi a seconda del meccanismo di cattura. Costruiamoci quindi uno schema a "domanda/risposta" (tipo chiave dicotomica) per riconoscere i principali generi di piante carnivore.





Introduzione alla coltivazione




Dopo aver imparato a riconoscere i principali generi di piante carnivore, vediamo ora di imparare la coltivazione almeno delle specie piu' semplici.

Per centinaia di anni, sin dai primi tentativi di coltivazione, le piante carnivore sono sempre state ritenute piante di difficilissima coltivazione. Difficili da tenere, difficilissime da riprodurre, quasi impossibili da far nascere da seme.

Cio' avveniva in quanto spesso gli esploratori che riportavano queste piante in Europa non accompagnavano le piante da informazioni sull'ambiente in cui le avevano trovate. Le piante carnivore, cosi', finivano coltivate come se fossero state delle normali rose, morendo in brevissimo tempo.

Fortunatamente, mano a mano che si sono accumulati piu' dati sugli ambienti nativi di queste piante e che si sono cercate di riprodurre artificialmente le condizioni naturali piu' favorevoli alla loro crescita, si e' scoperto che le piante carnivore non sono, in generale, cosi' difficili da coltivare come potrebbe sembrare. Sono particolari, non difficili.

Sono particolari in quanto le tecniche di coltivazione sono piuttosto stravaganti e differenti da quelle comunemente usate per le altre piante. Non sono difficili in quanto una volta apprese queste tecniche non e' insolito riuscire a coltivare con grande successo anche le specie piu' rare e ostiche.

In altre parole, si tratta solo di imparare.

La stragrande maggioranza delle piante carnivore ha bisogno di pochi, ma fondamentali, requisiti: acqua, torba e sole. Non dimentichiamoci che spesso queste piante crescono in terreni torbosi, paludi, acquitrini. Tutti questi ambienti hanno in comune queste cose: sono fradici d'acqua, sono spesso esposti al sole diretto dalla mattina alla sera, e il terreno e' composto prevalentemente da detriti vegetale oppure da sfagno e torba.

Una volta ricreate queste condizioni, la coltivazione sara' solo questione di tempo libero e passione, ma non sara' per niente impossibile o irrealizzabile.

Terreno
Moltissime piante carnivore, e di sicuro tutte quelle che vengono consigliate ai principianti, crescono benissimo su torba di sfagno pura. A questo proposito, e' necessario riuscire a recuperare della torba acida di sfagno assolutamente pura e priva di fertilizzanti e addizionanti. Sono da escludere le "torbe fertili", gli "humus addizionati" i "terravita" e tutti i prodotti di questo tipo, perche' contengono azoto, che sebbene sia un toccasana per le piante normali, e' un veleno per le carnivore. Quindi, dobbiamo usare solo torba acida di sfagno, che peraltro non costa quasi nulla e si trova presso tutti i grossi garden-center e vivai. Un metodo per scegliere una torba acida di sfagno a colpo sicuro e' controllare, nella tabella dati della torba, il pH. Se il pH e' compreso tra 3 e 4.5 la torba va bene. Se invece il pH e' superiore a 4.5 la torba e' da scartare.
A questa alcuni aggiungono delle sostanze per renderla meno impaccata. Si usa spesso la perlite, o il ghiaino di quarzo. Cio' in quanto e' necessario usare sostanze neutre che non inquinino il terreno ne' alterino il pH. Senza scendere in dettagli, cercate in negozi di acquariofilia del normalissimo ghiaino di quarzo, oppure procuratevi da un vivaista della perlite.
La preparazione del terreno e' piuttosto semplice: basta strizzare e idratare la torba finche' e' fradicia. Mescolarla in proporzione 1:1 con perlite o quarzo, oppure usarla pura e sistemarla nei vasi (possibilmente di plastica).

Acqua
E' importante che l'acqua sia SEMPRE presente in abbondanza. Per questo si usa il sistema della sottocassetta o del sottovaso: si sistemano i vasi su sottovasi o sottocassette e si tengono le sottocassette sempre colme d'acqua, versando l'acqua direttamente nella sottocassetta e mai sul vaso o sulla pianta. La sottocassetta piena d'acqua simula la situazione della palude, dove lo strato superficiale puo' essere anche secco e arso dal sole, ma dove pochi centimetri sotto c'e' sempre fango e acqua in enorme quantita'. Questo e' un requisito fondamentale, e se la torba dovesse seccare per assenza d'acqua le piante morirebbero in brevissimo tempo.
Che acqua usare? I principianti possono usare qualsiasi acqua ottenendo risultati accettabili sia per le drosere che per dionee e altre piante. I piu' smaliziati pero' sanno che piu' "tenera" e "dolce" e' l'acqua, meglio crescono le piante. A questo scopo si usa spesso acqua piovana, o acqua demineralizzata (in vendita nei supermercati) o, i piu' esperti, addirittura un impianto a osmosi inversa per ottenere grandi quantita' d'acqua poverissima di sali, ottima per le carnivore.

Posizione
Contrariamente a quanto si pensa, a parte alcuni casi, le piante carnivore non sono piante tropicali e non sono piante da sottobosco o delicate. Vanno, anzi, tenute in pienissimo sole e all'esterno, durante tutto l'anno. Durante l'inverno vanno tenute in un posto freddo, con temperature attorno a 2-5'C, in modo che entrino nella fase di dormienza. La primavera successiva saranno piu' vigorose e vispe che mai. Al contrario, tenere una dionea o una sarracenia in casa, al calduccio, rappresenta solo apparentemente un vantaggio, in quanto poi la pianta, in primavera, crescera' lenta e stentata.
Caso a parte quello di Nepenthes e poche altre piante che sono effettivamente tropicali e che necessitano quindi di temperature sempre nell'ordine dei 15-20'C. In inverno queste piante hanno bisogno di un terrario o di un posto comunque umido, caldo e con fotoperiodo di almeno 12 ore di luce. Proprio queste condizioni, difficili da simulare a meno che non si spenda molto, rendono queste piante piu' impegnative da tenere.

Quindi, visti i requisiti fondamentali, riassumiamo i punti assolutamente fondamentali per la coltivazione generica delle piante carnivore:

Ricordatevi sempre l'acqua nei sottovasi.

Se avete intenzione di uscire di casa entro pochi secondi e correre a prendere torba, perlite, acqua e vasetti per iniziare la vostra avventura nel mondo delle carnivore, un consiglio e' quello di leggere prima la pagina sui materiali, che contiene dettagli, nomi di prodotti e prezzi di tutto cio' che vi serve, insieme ad alcuni parametri a cui stare attenti per non prendere prodotti non adatti alle carnivore.



Piante carnivore per principianti

Dionaea muscipula
Comunissima e facile da trovare nei negozi per 3-7 euro a vasetto. Da tenere all'esterno, sempre, e in posizione molto assolata. Se riceve abbastanza sole si arrossa e diventa particolarmente vigorosa e bella da vedere. D'inverno va tenuta in posizione riparata, ma comunque con temperature mai superiori a 5'C, altrimenti non entrera' in riposo invernale e deperira'. Di semplice coltivazione, con le solite precauzioni: usare solo torba pura, acqua in abbondanza e molto sole diretto. Fa fiori bianchi che si raccomanda sempre di tagliare per non indebolire la pianta.

Drosera capensis
Un'altra pianta molto facile da tenere, comunissima tra i principianti, insieme ad altre drosere facili quali ad esempio Drosera spatulata, Drosera binata, Drosera intermedia, Drosera rotundifolia e altre. Le condizioni di coltivazione sono semplici e sempre quelle: torba purissima, abbondante acqua nel sottovaso e posizione in pieno sole. D'inverno possono essere tenute in casa ma e' meglio, comunque, fornir loro un inverno freddo e riparato, con temperature intorno ai 5-15'C. Producono gruppi di fiori viola o bianchi, piccoli, che formano abbondanti semi.

Pinguicula moranensis
Pianta comune e semplice da coltivare, cosi' come i molti tipi di ibridi presenti sul mercato (Pinguicula 'Hans' e Pinguicula 'Weser' ad esempio). Da tenere non in pienissimo sole tutto il giorno, ma in posizione un po' riparata, tipo su un davanzale esposto ad Est o Ovest. Terreno di torba pura o mista a perlite. Non abbondare con l'acqua nel sottovaso, ma assicurarsi che comunque la torba sia sempre ben umida. Produce bellissimi fiori a violetta, rosa.

Sarracenie
Piante non comunissime, ma comunque non insolite da trovare nei vivai specializzati e presso gli appassionati. Non e' difficile per un principiante riuscire a tenere con successo una sarracenia. Necessita di terreno di torba pura mista a perlite 1:1 e grande abbondanza d'acqua nel sottovaso. Sole pieno, come al solito. D'inverno si raccomanda di tenere le Sarracenie all'esterno anche se la temperatura dovesse scendere sotto zero.



Ultime raccomandazioni

Se siete davvero interessati alle piante carnivore, iniziate con calma, concentratevi su poche specie, anche se e' apparentemente brutto partire con piante facili etichettate come "piante da principiante".
Avanzate per gradi. Dionea, Drosera capensis e binata, poi passate alle pinguicole o a qualche drosera a rosetta (D.spatulata o D.aliciae). Se vi crescono tutte bene per mesi, una stagione o due, allora lanciatevi su specie piu' impegnative e spettacolari come qualche specie di Sarracenia e Nepenthes.

Se non sapete dove trovare qualche pianta con cui iniziare, non c'e' problema: sempre su questo sito esiste una risorsa particolarmente utile, l' indice piante carnivore specie per specie , ove sono presenti anche gli indirizzi e-mail di coltivatori disposti a spedire gratuitamente semi e materiale a chi e' alle prime armi.

Se preferite l'approccio su internet, allora potete partire dalla lista dei siti consigliati da AIPCnet e' una lista ridotta, ma e' comunque un punto di partenza. Sempre parlando di internet, una mossa azzeccata e' senz'altro iscrivervi alla lista discussione italiana sulle carnivore, dove troverete decine di appassionati che saranno piu' che felici di regalarvi semi e piante con cui iniziare.

Ma specialmente, iscrivetevi all'AIPC , l'Associazione Italiana Piante Carnivore.

In ogni caso, buona coltivazione.


AIPC - Associazione Italiana Piante Carnivore
 
Documento scritto da: Fabio d'Alessi
Prima stesura: 21 Marzo 2000
Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2002
Letture dal 5 Novembre 2002: