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Drosera banksii

Famiglia: Droseraceae

Provenienza: Australia (tra Broome e Cairns)

Habitat: Coste tropicali, su terreni costituiti da sabbia e materiale inorganico


foto: A.Fleischmann

Questa pianta, facente parte del gruppo delle drosere picciolate (Petiolaris complex) è originaria delle coste tropicali australiane. Sono presenti pressoché ovunque tra Broome e Cairns e si spingono anche per alcune centinaia di chilometri verso le zone più interne del continente. Vivono principalmente in terreni costituiti da sabbia e materiale organico in via di decomposizione come foglie di eucalipto e callistemon. Sono caratterizzate da una rosetta dalla quale partono lunghi piccioli alla cui sommità è presente la lamina fogliare ricoperta di tentacoli vischiosi. Similmente alle drosere tuberose, le drosere picciolate si sono evolute in ambienti caratterizzati da un periodo piovoso alternato ad uno siccitoso.
Durate la stagione secca, molte drosere picciolate si ricoprono di una peluria che le protegge dal caldo e dalla disidratazione.


Note di coltivazione

Vasi: Pur essendo dotate di apparati radicali molto sviluppati (fino a 20 cm ed oltre) vivono bene anche in vasi di medie dimensioni; 12-14 cm di diametro sono sufficienti per garantirne la sopravvivenza..

Substrato: Ad oggi non esistono mix standard. Ottimo punto di partenza è un composto formato da 25% di sabbia di quarzo fine, 25% di perlite polverizzata e 50% di torba
setacciata e lasciata macerare in acqua per alcuni giorni. Questo accorgimento consente di allontanare eccessi di sostanze che tenderebbero ad accumularsi pericolosamente sulla superficie del composto e sui piccioli durante la stagione secca.

Acqua: L’ uso di acqua priva di sali è consigliato ma non obbligatorio, se vengono osservate alcune precauzioni. Bagnare le piante dall’alto aiuta l’ossigenazione del composto e nello stesso tempo impedisce l’accumulo di sostanze nocive, dilavando il substrato. E’ buona norma rimuovere l’acqua in eccesso dal sottovaso non consentendo così ai sali disciolti in essa di concentrarsi. E’ possibile utilizzare acqua del rubinetto a patto che la concentrazione totale dei sali espressa in ppm (parti per milione) non sia superiore a 100/130. Il composto deve rimanere ben umido durante il periodo di crescita tra aprile e ottobre e quasi asciutto nel periodo invernale

Umidità: Si raccomanda di tenere ben umido il composto portando i livelli di umidità tra il 60 e l’80% nel periodo tra aprile e ottobre. Durante il riposo invernale è bene ridurre il tasso di umidità nelle ore diurne (30/50%) per alzarlo in quelle notturne (70/90%) Queste condizioni si possono ottenere meglio coltivando le piante in terrario.

Luce: Moltissima, se possibile naturale e filtrata.

Temperatura: Da 20 °C a 35 °C è la loro temperatura di crescita; sotto i 15 °C ma non oltre i 10 °C (solo di notte) le piante vanno in riposo

Ambiente: L’ideale è in serra all’aperto ma può creare problemi durante il riposo invernale per via della temperatura. In terrario crescono discretamente ma ad oggi non esiste ancora un metodo standard di coltivazione. Ristagni di aria ed umidità sono di norma fatali.

Fertilizzanti: Non si conoscono gli effetti dei fertilizzanti su queste piante, esse sono, infatti, ancora troppo costose per praticare esperimenti potenzialmente distruttivi!

Insetti: Vivono bene anche senza insetti. In natura cacciano molto raramente.


Moltiplicazione e semina

Da seme e divisione. Alcuni coltivatori sostengono che ha successo anche la talea di foglia. Per germinare i semi hanno bisogno di molta umidità e temperature
medio alte (25/30 °C). Pare che i semi germinino con più facilità se sottoposti ai prodotti  della combustione di fogliame (smoke water).

Queste affascinanti piante sono originarie delle coste tropicali australiane.
Sono presenti pressoche' ovunque tra Broome e Cairns e si spingono anche per alcune centinaia di chilometri verso le zone piu' interne del continente. Vivono in habitat quali praterie e depressioni umide, bordi di laghi e torrenti stagionali, paludi, terreni in prossimita' di sorgenti o fiumi. Spesso queste specie si trovano in zone aperte e molto luminose, arbusteti o boschi radi su terreni principalmente sabbioso-argillosi.
La caratteristica principale del clima di queste zone e' la presenza di una stagione calda e molto secca e di una stagione calda e umida. Le drosere picciolate perenni vegetano nella stagione umida e vanno in riposo durante quella secca.

Non vi e' un metodo standard per coltivare le drosere picciolate. La maggior parte delle specie sono in coltivazione solo da pochi anni e si stanno ancora sperimentando e mettendo a punto varie tecniche. Basilare, piu' ancora che per altre specie, sembra essere la freschezza dei semi.

Il substrato piu' usato e' un mix di 60% torba di sfagno, finemente setacciata, 30% di sabbia silicea a grana media e 10% tra perlite e lapillo lavico. Altro mix molto usato e' un composto formato da 25% di sabbia di quarzo fine, 25% di perlite polverizzata e 50% di torba setacciata e lasciata macerare in acqua per alcuni giorni.
Questo accorgimento consente di allontanare eccessi di sostanze che tenderebbero ad accumularsi pericolosamente sulla superficie del composto e sui piccioli durante la stagione secca.

I vasi consigliati sono all'incirca di 12/14 cm di diametro e 15 cm di profondita'.
I semi vanno poggiati sul substrato, preferibilmente intorno alla fine dell'inverno, non ricoperti e mantenuti in luogo caldo e molto umido. Per mantenere l'umidita' si possono inserire i vasi di semina in sacchetti di nylon che verranno chiusi (magari usando il tipo provvisto di "cerniera") a patto di verificare spesso che non si formino muffe o alghe. Piu' semplice ancora tenere i vasi in un terrario. Garantire una forte illuminazione, meglio se luce solare, anche se non diretta.
La temperatura ottimale va dai 20°C ai 35°C durante tutta la fase di crescita. Fare attenzione a ristagni d'aria e di umidita', che possono rivelarsi fatali.

Tra le esperienze riportate da coltivatori che hanno sperimentato vari metodi, sembra essersi rivelato utile il trattamento di affumicazione dei semi (smoke water).
Il meccanismo e' basato sui residui chimici del fumo che, grazie all'acqua piovana, gocciola nel terreno ed entra in contatto con i semi.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 25 Febbraio 2010 23:53)