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Drosera paradoxa

Famiglia: Droseraceae

Provenienza: Australia (tra Broome e Cairns)

Habitat: Coste tropicali, su terreni costituiti da sabbia e materiale inorganico



Foto: Maurizio Saroldi


Questa pianta, facente parte del gruppo delle Drosere picciolate (o del Petiolaris complex) è originaria delle coste tropicali Australiane. Sono presenti pressoché ovunque tra Broome e Cairns e si spingono anche per alcune centinaia di chilometri verso le zone più interne del continente. Vivono principalmente in terreni costituiti da sabbia e materiale organico in via di decomposizione come foglie di eucalipto e callistemon. Sono caratterizzate da una rosetta dalla quale partono lunghi piccioli alla cui sommità è presente la lamina fogliare ricoperta di tentacoli vischiosi. Similmente alle drosere tuberose, le drosere “picciolate” si sono evolute in ambienti caratterizzati da un periodo piovoso alternato ad uno siccitoso.
Durate la stagione secca, molte Drosere petiolaris si ricoprono di una peluria che le protegge dal caldo e dalla disidratazione.

D. paradoxa ha caratteristica di “muoversi” sul terreno. Lasciando seccare la parte interrata e producendo nuove radici dallo pseudo fusto, riesce a spostarsi di alcuni centimetri l’anno


Note di coltivazione

(di Maurizio Saroldi)

Le zone tropicali dell'Australia del nord dove le picciolate vivono sono caratterizzate da estati calde e umide in cui le piante vegetano (dicembre-aprile) e da inverni comunque caldi e secchi (maggio-novembre) in cui vanno in riposo. Far rispettare questo ciclo anche in coltivazione non è per niente semplice.
Questa Drosera durante il riposo tiene un comportamento a metà tra il formare una rosetta più o meno pelosa e compatta e il perdere completamente le foglie formando una specie di “bulbo” (tipo quello della dionea). Dovrebbero essere tenute un po' più al secco ma non troppo; anche in natura rallenta la crescita ma non smette mai di vegetare attivamente.

Vasi: abbastanza profondi, io uso vasi quadrati 10x10x12.

Substrato: io utilizzo 60% di torba di sfagno, 30% di sabbia silicea a grana media, 10% tra perlite e lapillo lavico.

Estate: le picciolate vegetano a grandi linee da metà primavera a metà autunno. Va garantito caldo e umidità. Io tengo le piante all’esterno in una teca di plexiglass semichiusa (così da avere un buon tasso di umidità), in posizione tale da garantire qualche ora di sole diretto nella prima mattinata (non spaventarsi se all’interno del terrario la temperatura sale molto, anche sui 50°C; se le piante sono in piena vegetazione gradiscono molto il caldo intenso). Per quanto riguarda le annaffiature, in estate io tengo costantemente acqua nel sottovaso e annaffio qualche volta dall’alto (c’è chi preferisce annaffiare sempre dall’alto).

Autunno: le piante cominciano a rallentare la crescita e a produrre foglie sempre più piccole. A quel punto bisogna togliere acqua dal sottovaso e ridurre anche l’acqua dall’alto.

Inverno: verso metà novembre o comunque quando le temperature notturne scendono sotto i 10-12°C e le piante danno segno di voler entrare in riposo, metto i vasi in casa all’interno di un terrario semichiuso a circa 10 cm da neon growlux e/o lifeglow accesi per circa 12 ore al giorno. All’interno del terrario metto anche una ventola da computer che si accende di giorno per 15 minuti ogni ora. Annaffio sempre più di rado fino a dare nel mese di gennaio poca acqua solo ogni 10 giorni; da quel momento e fino a marzo poca acqua ogni tre settimane.
Molti mantengono comunque il terreno sempre appena umido. Alcuni in questo periodo vaporizzano le piante, ma io lo scorso anno dopo una vaporizzazione (forse troppo intensa?) ho perso un paio di piante che si sono coperte di muffe nel giro di un giorno, e quindi ho deciso di non riprovarci. Comunque il riposo puo’ essere piu’ o meno lungo a seconda non solo delle condizioni che diamo alle nostre piante ma anche in relazione alla specie (ad esempio D. falconeri e D. caduca hanno mediamente riposi più lunghi rispetto a D. broomensis e D. fulva). Se si notano segni di risveglio bisogna però far riprendere alla pianta la vegetazione, aumentando acqua e temperatura.

Primavera: il momento del risveglio non è semplice. All’inizio della primavera metto il terrario di fronte ad una finestra dove le piante possono ricevere qualche ora di sole diretto e inizio ad aumentare leggermente l’intensità delle annaffiature. L’importante è essere graduali, sia nel riaumentare la frequenza e l’intensità delle annaffiature, sia nel riportare le piante al sole all’esterno.

Riproduzione: le 13 specie perenni non sono autofertili, quindi bisogna avere due cloni diversi perottenere dei semi. La talea di foglia funziona, anche se non troppo facilmente. Io stacco le foglie più vicino possibile alla base del picciolo, le metto in una bustina di plastica riempita di acqua distillata e tenuta in un luogo luminoso e incrocio le dita. Se tutto va bene in un mesetto si potrebbero avere delle nuove plantule. Per le specie "pelose" la percentuale di successo è minore.

Vasi: Pur essendo dotate di apparati radicali molto sviluppati (fino a 20 cm ed oltre) vivono bene anche in vasi di medie dimensioni; 12-14 cm di diametro sono sufficienti per garantirne la sopravvivenza..

Substrato: Ad oggi non esistono mix standard. Ottimo punto di partenza è un composto formato da 25% di sabbia di quarzo fine, 25% di perlite polverizzata e 50% di torba
setacciata e lasciata macerare in acqua per alcuni giorni. Questo accorgimento consente di allontanare eccessi di sostanze che tenderebbero ad accumularsi pericolosamente sulla superficie del composto e sui piccioli durante la stagione secca.

Acqua: Contrariamente alle drosere palustri, come per le tuberose l’uso di acqua priva di sali è consigliato ma non obbligatorio se vengono osservate alcune precauzioni. Bagnare le piante dall’alto aiuta l’ossigenazione del composto e nello stesso tempo impedisce l’accumulo di sostanze nocive dilavando il substrato. E’ buona norma rimuovere l’acqua in eccesso dal sottovaso non consentendo così ai sali disciolti in essa di concentrarsi. E’ possibile utilizzare acqua del rubinetto a patto che la concentrazione totale dei sali espressa in ppm (parti per milione) non sia superiore a 100/130. Composto ben umido durante il periodo di crescita tra aprile e ottobre e quasi asciutto nel periodo invernale

Umidità: Si raccomanda di tenere ben umido il composto portando i livelli di umidità tra il 60 e l’80% nel periodo tra aprile e ottobre. Durante il riposo invernale è bene ridurre il tasso di umidità nelle ore diurne (30/50%) per alzarlo in quelle notturne (70/90%) Queste condizioni si possono ottenere meglio coltivando le piante in terrario.

Luce: Moltissima, se possibile naturale e filtrata.

Temperatura: Da 20 °C a 35 °C è la loro temperatura di crescita; sotto i 15 °C ma non oltre i 10 °C (solo di notte) le piante vanno in riposo

Ambiente: L’ideale è in serra all’aperto ma può creare problemi durante il riposo invernale per via della temperatura. In terrario crescono discretamente ma ad oggi non esiste ancora un metodo standard di coltivazione. Ristagni di aria ed umidità sono di norma fatali.

Fertilizzanti: Non si conoscono gli effetti dei fertilizzanti su queste piante, esse sono, infatti, ancora troppo costose per praticare esperimenti potenzialmente distruttivi!

Insetti: Vivono bene anche senza insetti. In natura cacciano molto raramente.


Moltiplicazione e semina

Da seme e divisione. Alcuni coltivatori sostengono che ha successo anche la talea di foglia. Per germinare i semi hanno bisogno di molta umidità e temperature
medio alte (25/30 °C). Pare che i semi germinino con più facilità se sottoposti ai prodotti  della combustione di fogliame (smoke water).

Queste affascinanti piante sono originarie delle coste tropicali Australiane.
Sono presenti pressoche' ovunque tra Broome e Cairns e si spingono anche per alcune centinaia di chilometri verso le zone piu' interne del continente. Vivono in habitat quali praterie e depressioni umide, bordi di laghi e torrenti stagionali, paludi, terreni in prossimita' di sorgenti o fiumi. Spesso queste specie si trovano in zone aperte e molto luminose, arbusteti o boschi radi su terreni principalmente sabbioso-argillosi.
La caratteristica principale del clima di queste zone e' la presenza di una stagione calda e molto secca e di una stagione calda e umida. Le drosere picciolate perenni vegetano nella stagione umida e vanno in riposo durante quella secca.

Non vi e' un metodo standard per coltivare le drosere picciolate. La maggior parte delle specie sono in coltivazione solo da pochi anni e si stanno ancora sperimentando e mettendo a punto varie tecniche. Basilare, piu' ancora che per altre specie, sembra essere la freschezza dei semi.

Il substrato piu' usato e' un mix di 60% torba di sfagno, finemente setacciata, 30% di sabbia silicea a grana media e 10% tra perlite e lapillo lavico. Altro mix molto usato e' un composto formato da 25% di sabbia di quarzo fine, 25% di perlite polverizzata e 50% di torba setacciata e lasciata macerare in acqua per alcuni giorni.
Questo accorgimento consente di allontanare eccessi di sostanze che tenderebbero ad accumularsi pericolosamente sulla superficie del composto e sui piccioli durante la stagione secca.

I vasi consigliati sono all'incirca di 12/14 cm di diametro e 15 cm di profondita'.
I semi vanno poggiati sul substrato, preferibilmente intorno alla fine dell'inverno, non ricoperti e mantenuti in luogo caldo e molto umido. Per mantenere l'umidita' si possono inserire i vasi di semina in sacchetti di nylon che verranno chiusi (magari usando il tipo provvisto di "cerniera") a patto di verificare spesso che non si formino muffe o alghe. Piu' semplice ancora tenere i vasi in un terrario. Garantire una forte illuminazione, meglio se luce solare, anche se non diretta.
La temperatura ottimale va dai 20°C ai 35°C durante tutta la fase di crescita. Fare attenzione a ristagni d'aria e di umidita', che possono rivelarsi fatali.

Tra le esperienze riportate da coltivatori che hanno sperimentato vari metodi, sembra essersi rivelato utile il trattamento di affumicazione dei semi (smoke water).
Il meccanismo e' basato sui residui chimici del fumo che, grazie all'acqua piovana, gocciola nel terreno ed entra in contatto con i semi.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 07 Ottobre 2010 08:49)