Nepenthes della Thailandia: N. mirabilis
Testo di Marcello Catalano - Foto di Robert Tan
Ko Pratong
2007
Va premesso che quasi tutte le volte che ho trovato N. mirabilis è stato perché questa specie relativamente comune mi è capitata davanti mentre cercavo altre specie molto più rare. Tra le pochissime occasioni in cui ho cercato la N. mirabilis di proposito, ce n'è solo una che mi piace ricordare in modo particolare. All'erbario BKF di Bangkok avevo trovato degli esemplari essiccati provenienti dall'isola di Ko Pratong, nel distretto di Khuraburi. La forma degli ascidi non mi convinceva del tutto, volevo essere sicuro che proprio di N. mirabilis si trattasse e non magari della var. globosa. Il boss del parco di Adang mi aveva detto di essere stato in passato responsabile del parco di Pratong e di avervi trovato mokao in abbondanza. La mia incertezza sull'identificazione, le parole del boss ed il fatto che si trattasse di un'isola (pare che un buon numero di specie nuove venga proprio da isole tenute segrete) mi hanno fatto aggiungere Pratong alla lista delle destinazioni obbligate. Khuraburi non è una metropoli. Il bus mi ha lasciato su una strada statale circondata per un tratto di 500 m da vecchie case, agenzie di viaggi, qualche bar e nessuna via laterale. Quei 500 m erano Khuraburi. Un'atmosfera da polveroso far west, o meglio da città dove da un momento all'altro sarebbe potuto arrivare un gruppo di motociclisti che avrebbe sfasciato qualche locale. Io però avrei dovuto essere vestito in modo elegante ma trasandato, avere una valigia mezza aperta e molti più capelli. E che dire della bella ragazza, anche lei trasandata, fredda ma incuriosita, che mi avrebbe dovuto dar da bere nel suddetto locale? Invece niente. Solo falang che hanno perso il traghetto per le isole, nessun'altro butta il tempo a Khuraburi. Ho preso una moto-taxi e sono andato al porto. Lì un barcaiolo che non parlava inglese mi ha passato al telefono qualcuno che invece lo parlava, affinché indicassi la mia precisa destinazione, visto che Ko Pratong è molto grande e ha diversi villaggi presso cui poter attraccare. La ragazza al telefono lavorava in una resort.
"Cerco il mokao moken ling" le ho detto. Ovviamente lei ha risposto: "No mokao, sorry". Sapendo che per un thailandese la non-conoscenza corrisponde all'assenza, ho detto prontamente: "Sì sì, c'è, c'è, so già che c'è, ma è che non so dove". Così lei ha chiesto ai colleghi intorno, i quali le hanno confermato che il mokao c'è ma non da quella parte dell'isola. Sarei invece dovuto andare al villaggio Pachoi, sul lato ovest, e chiedere alla gente del posto. A quel punto ero di nuovo nelle mani del barcaiolo, il quale per circa un'ora e mezza mi ha detto che saremmo partiti nel giro di dieci minuti. Alla fine lui ed altri hanno caricato la barca di viveri ed altre merci e mi hanno fatto sedere nel mezzo. Ero l'unico passeggero. Per un'altra ora abbiamo navigato lungo i numerosi canali, circondati da foreste di mangrovie, che si frappongono fra la costa e le isole. Poi ci siamo trovati davanti il mare aperto, il vento ha cominciato ad aumentare e la nostra barchetta a saltellare in corrispondenza di ogni onda. Io non vado molto d'accordo con i mezzi di trasporto apparentemente fuori controllo, e col mare di fronte e nessuna isola evidente, cominciavo a chiedermi dove diavolo stavamo andando. Dopo per fortuna la barca è andata verso sinistra e allora ho capito che la lunga spiaggia che avevamo a nostra volta sulla sinistra era proprio quella di Ko Pratong. Un'isola tanto grande e così vicina alla costa che è difficile da distinguere se non viene vista dall'alto.
Davanti a noi si faceva sempre più vicina una piccola baia, con una spiaggia di sabbia bianca ed una foresta di palme alle sue spalle. Mentre attraccavamo stavo pensando al film "Laguna Blu" ed al suo gemello "Paradise", quando ho visto un ragazzo biondo dai capelli ricci e con gli occhi azzurri venire fuori dalla foresta seguito da alcuni thailandesi. Dopo una stretta di mano - con la mia faccia che pareva dire "è un sogno?" - il ragazzo mi ha detto che lavorava per una resort. Si trovava lì da un anno e mezzo ed aveva imparato la lingua. "Chiedi a Tanja se sa qualcosa di quelle piante che cerchi" mi ha detto, "sicuramente lei saprà aiutarti". I suoi colleghi thailandesi nel frattempo scaricavano la barca e caricavano le merci su un pick-up. Mi hanno portato alla resort: apparentemente solo un insieme di palafitte, in verità un lussuoso ed esotico hotel per falang. Ho parlato con Tanja, la gentilissima proprietaria, la quale pure ha confermato che il mokao lì c'è. La settimana precedente era però scoppiato un enorme incendio e la savana dove cresce il mokao era stata quasi completamente bruciata. Quindi non sapeva esattamente dove avrei potuto trovare qualche pianta ancora viva. Era l'ora di pranzo ed in una zona self service mi sono servito con un po' di riso e polpa di granchio. Tanja, secondo l'uso così tipicamente nazionale, mi ha detto a quel punto di sedermi, di rilassarmi, di salvare le mie energie e di prendermela comoda. Figuriamoci. Cibo nello stomaco ce l'avevo, ora dovevo correre a trovare le piante e tornare a Khuraburi con un altra "missione compiuta" in saccoccia. Anche perché di certo non mi potevo permettere di dormire in un posto come quello. Durante il pranzo ho incontrato una ragazza italiana, la quale mi ha detto che il pranzo di solito ha un prezzo fisso di 200 bat, mentre la cena costa 400 bat! Io prima ancora avevo già mostrato a Tanja i miei 1000 bat, facendole presente che ci dovevo mangiare e tornare a Khuraburi. Così dopo pranzo sono andato da lei e... "quant'è per il riso?", "bè... ehm... 100 bat... è troppo?". No, un buon prezzo dopotutto, solo cinque volte più del normale. Il come tornare a Khuraburi stava già diventando un problema, giacché la barca che avevo appena preso era stata gratis solo perché serviva a portare le merci alla resort, ed era stata pagata da Tanja la bellezza di 1500 bat. La gentile signora mi ha detto che sull'altro lato dell'isola, se fossi riuscito a raggiungerlo, avrei potuto trovare una barca per 300 bat. Altrimenti c'era la stessa barca gratuita, che sarebbe tornata al porto di Khuraburi alle 16:30. Dovevo correre, fare le mie cose ed essere di nuovo lì per quell'ora. Sono tornato alla spiaggia, ho lasciato i miei due zaini agli operai di un cantiere di lavorazione delle noci di cocco (mai lasciare in giro beni incustoditi su Ko Pratong, a quanto pare le scimmie arrivano e rubano tutto) e da lì ho camminato lungo la costa per raggiungere la savana. Ad un certo punto del percorso mi sono trovato davanti un corso d'acqua che dall'isola scorreva fino al mare, tagliando in due la spiaggia ed impedendomi di proseguire oltre. Ho seguito il fiumiciattolo a ritroso, verso l'interno, fino a ritrovarmi di nuovo tra le lussuose palafitte della resort. (...)
Il racconto continua su "Nepenthes della Thailandia", il nuovo libro di Marcello Catalano; info in sezione Bibilioteca

Ultimo aggiornamento (Martedì 09 Marzo 2010 10:57)









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