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Un angolo di vita in casa

Testi e foto di Graziella Antonello e Graziano Fiocca

Autunno 2005: finalmente siamo riusciti a procurarci un buon terrario da allestire con le piante carnivore. Cercavamo da tempo qualcosa di abbastanza grande per creare una composizione armoniosa che illuminasse un angolo buio della nostra casa e che ci permettesse di “vivere” le nostre amate piante anche nella brutta stagione. Un amico aveva iniziato a predisporre un bel lavoro, del quale avevamo discusso insieme, ma per incostanza lo aveva lasciato a metà: recuperammo così un bello “scatolone di vetro” largo e alto 70cm e profondo 50, dotato di griglie per l'aerazione (era nato per ospitare rettili o insetti). Una struttura traforata, sollevata dal fondo, permetteva di costruire il tutto lasciando alla base lo spazio  per l'acqua, utile sia per il ricircolo che per ospitare le piante acquatiche.

Lo scheletro del terrario.Un impiantino per la nebulizzazione micronizzata completava la struttura.

Iniziammo ad allestirlo preparando lo scheletro con dei ritagli di polistirolo di varia foggia e dimensione, con i quali io  ho formato una sorta di piramide appoggiata alla parete di fondo. I  vari pezzi sono stati legati tra loro per mezzo di stuzzicadenti di legno, che non marciscono e sono abbastanza forti da essere usati a mo’ di chiodi sulla struttura.

Una volta completato lo scheletro ho scelto le piante che avevo intenzione di collocare nel terrario ed ho provveduto a  fare alcune prove, per valutare l'insieme. Per sostenerne alcune, quelle che dovevano sporgere un poco e che avrebbero perciò avuto bisogno un supporto più forte, ho utilizzato alcuni nidi da canarino in plastica, mentre per altre, che potevano poggiare direttamente sulla struttura di base ho usato alcuni cestelli utilizzati originariamente per contenere la ricotta.

Per rivestire parte della struttura usai una reticella di fibre plastiche (niente di speciale: il sacchetto con cui vengono vendute le patate!), allo scopo di facilitare una maggiore presa delle radici.

Nel frattempo Graziano predisponeva la pompa di ricircolo dell'acqua nell’angolo destro del terrario, mimetizzata con un paio di tronchetti da torbiera. La pompa usata solitamente per acquari, ha una portata di circa 600 litri/ora, con una prevalenza di 1,3 metri. Avvolta in una garza di tulle per evitare che le impurità di torba e sfagno andassero ad intasare l’aspirazione o i fori di uscita, doveva pescare dalla vasca di accumulo nella quale l'acqua arriva ad un'altezza di circa 8 cm. La pompa è collegata per mezzo di un tubo di silicone ad un tubo di plastica rigida di diametro 10 mm, posizionato orizzontalmente sulla sommità della piramide di polistirolo. L’erogazione dell’acqua venne garantita da una serie di forellini di 1,2 mm di diametro, posizionati a circa 1 cm uno dall’altro sulla superficie superiore dello stesso tubo.

I nebulizzatori installati

Per garantire la nebulizzazione venne sistemato un altro impianto azionato da una pompa ad alta pressione, del tipo usato per le macchine da caffè, che immette acqua in due ugelli micronizzatori posti nei due angoli in alto della parte anteriore del terrario.
Restavano da sistemare le luci. Per queste optammo per una illuminazione interna, per mantenere le lampade il più vicino possibile alle piante.

Un foglio di plexiglas spesso 4 mm, servì per creare il supporto a cui appendere i tubi fluorescenti: quattro tubi da 15 watt, di derivazione acquariofila del tipo  Gro-Lux e DayLight, accoppiati due a due, ognuno dotato di parabola in alluminio per aumentarne l'efficienza. Vennero avvitati per mezzo delle asole poste sui cappucci stagni, anche questi di derivazione acquariofila.

Le luci con i cappucci per l'umidità.

Tutta la struttura fu collocata all'interno del terrario appendendola alla griglia superiore con delle viti passanti, mantenuta a circa 4-5 cm dalla copertura, sulla quale la banda forata di allumino consente il ricircolo di aria, attirata verso l'alto dal calore delle lampade.

Completata la struttura iniziai a posizionare le piante più grandi: la scelta cadde su due ibridi di Nepenthes; quindi iniziai a coprire la ”piramide”con lo sfagno secco reidratato.

Finalmente venne la parte più bella: sistemare le piante che avevo acquistato per l'occasione: una piccola Heliamphora minor sul cestello più in alto, dove avrebbe avuto più luce, mentre su quello più centrale (che avrebbe ricevuto più acqua nebulizzata) una Nepenthes macfarlanei. Poi una piccola Nepenthes rafflesiana trovò posto più o meno alla stessa altezza. A completare, infine, le drosere: D. adelae, D. aliciae, D. lovellae, insomma un misto di piante che pensavo adatte ad una luce dallo spettro equilibrato ma non troppo forte. Piante che avrei anche potuto sostituire facilmente in caso di problemi. A completare la composizione, una base di sfagno reidratato, inframezzato da piccole zone di sfagno vivo, riprodotto nella mia piccola sfagnera.

La piccola Heliamphora minor

La Nepenthes rafflesiana

Per rifinire esteticamente usai alcune rocce laviche, utili a mimetizzare il doppiofondo, sperando nella futura colonizzazione dello sfagno; sopra ad alcune di esse posizionai qualche talea di pinguicula: P. cyclosecta, P. x 'Hans', P. esseriana, ed insieme un po’ di Utricularia sandersonii : mi incuriosiva l'idea di vedere in trasparenza i suoi utricoli approfittando del frontale di vetro. A circa un mese dall'allestimento, le prime avvisaglie di foglie nuove, germogli e ascidi in formazione già facevano ben sperare; le piante sembravano gradire l'ambiente! Incrociando le dita le scrutavamo spesso, sperando che superassero bene lo stress della nuova ambientazione e si avviasse il processo di maturazione di tutto l'insieme.



Veduta completa del terrario

Col tempo trovarono posto alcune talee di Darlingtonia e Cephalotus, approfittando dell'habitat adatto a farle attecchire, ma dopo un anno anch'esse, insieme alle due nepenthes più grandi, furono addirittura tolte a causa della loro elevata crescita e proliferazione.  Nel frattempo il colore dello sfagno di fondo non era più il marrone screziato di verde iniziale, ma un diffuso manto di sfagno vivo che aveva ben unificato la base;  U.sandersonii e D.adelae avevano ormai colonizzato i loro angoli.Una minuscola Nepenthes ampullaria, posta su un rametto cavo pieno di torba, aveva ben radicato e iniziava a farsi vedere, alcune felci spuntavano qua e là, dando un aspetto un po' più naturale al tutto.

Trappole di Utricularia vulgaris

Non tutte le piante hanno gradito l'ambiente: le pinguicula a causa della troppa umidità, e le drosere aliciae, probabilmente a causa della poca luce. Sono passati tre anni dalla creazione del terrario: lo sfagno in alcuni punti è diventato addirittura rosso, l'Heliamphora ha generato una talea ed ha fiorito; le Nepenthes si distinguono in tutta la loro bellezza. Alcune talee di Utricularia vulgaris hanno generato nuovi stoloni, aumentando la bellezza della visione sotto l'acqua grazie alla trasparenza del vetro. Ma la parte del leone l'hanno fatta due piante poco valorizzate tra i coltivatori, seppure a parer mio assai belle: dovunque spuntano pianticelle di Drosera adelae, con le luccicanti foglie dal colore ramato, e una miriade di minuscoli “coniglietti bianchi”: i meravigliosi fiori della Utricularia sandersonii. Spuntano in ogni dove, insieme alle minuscole foglioline dal vivido colore verde, che si abbarbicano sulle rocce o sullo sfagno senza alcuna difficoltà.

Sebbene siano piante di varie zone del mondo e habitat molto diversi tra loro, questa composizione si è rivelata abbastanza armoniosa e piacevole, ha dato finora grandi soddisfazioni e ha ricevuto addirittura una menzione speciale al Meeting EEE 2008, a Mira, Venezia. Ma soprattutto costituisce un punto focale della nostra casa, da sfoggiare con gli ospiti e da curare, con calma, quando c'è bisogno di rilassarsi una mezz'ora. E non è detto che non continui a riservare sorprese in futuro.


L'insieme con la Darlingtonia e le Drosere adelae


Il risultato di tre anni di terrario


La Nepenthes macfarlanei


Drosera adelae

Utricularia sandersonii

Ultimo aggiornamento (Domenica 14 Giugno 2015 10:58)