Articolo di Fabio d'Alessi

08.10.2002


Indice:

•    L'Inverno

•    Cosa fare per la mia adorata...
•    Dionaea muscipula
•    Sarracenia o Darlingtonia
•    Nepenthes o Heliamphora
•    Pinguicula
•    Drosera
•    Altre
•    Botrite, il flagello invernale.



Come tutti gli anni, quando le giornate si fanno più corte e la sera si inizia ad uscire in maglione o in giaccone, molti, specialmente alle prime armi, vengono assillati da un dubbio: "Arriva l'inverno! come faccio per la mia adorata pianta?".
Vediamo di affrontare e risolvere il problema.

A mio avviso la maniera più indicata per capire le necessità colturali di una data specie è cercare di capire cosa sia l'Inverno e come funzioni l'inverno nell'area geografica di quella specie. Una volta in possesso di queste informazioni, sarà semplicissimo azzeccare le necessità colturali di ogni specie partendo da alcune semplici nozioni di base di tipo climatico e geografico.

Ricordiamo che qualsiasi pianta, carnivora o meno, può essere coltivata nel migliore dei modi anche senza l'aiuto di alcun libro o di alcun esperto. Basta semplicemente rifarsi al suo ambiente naturale, e alle condizioni geoclimatiche in esso presenti, cercando di ricrearle nel modo più fedele possibile.

In quest'articolo cercheremo di affrontare il problema del periodo invernale in due precisi momenti: faremo innanzitutto considerazioni di tipo geografico e climatico, giungendo successivamente a massime semplici e facili da applicare, di carattere colturale.



L'Inverno

La prima, importantissima cosa da fare è cercare di focalizzare la nostra attenzione su un concetto molto, molto importante: l'inverno come noi lo conosciamo (generalmente una stagione grigia, molto piovosa o nevosa, con temperature spesso sotto zero in gran parte della penisola, e a malapena 8 ore di luce al giorno) è così qui da noi. In altre parti del mondo l'Inverno può essere (ed è) sostanzialmente, a volte paradossalmente, diverso.

Una volta inchiodata nella nostra mente quest'idea sarà semplicissimo procedere e comprendere le necessità colturali di una pianta in qualsiasi zona del pianeta.

Innanzitutto, ai fini della coltivazione, o meglio, agli "occhi" di una pianta, l'Inverno altro non è che un periodo dell'anno in cui si verifica una sostanziale modifica di uno o più di questi tre parametri fondamentali:
•    Fotoperiodo (ore di luce/ore di buio)
•    Umidità (precipitazioni, umidita' dell'aria...)
•    Temperatura

L'Inverno, come lo sentono le piante, è sostanzialmente differente in differenti regioni della terra. Spesso le differenze sono abbastanza intuitive (all'equatore farà più caldo che da noi) ma altre volte sono molto meno intuitive (inverni con bassissima umidità).

Molte specie, all'avvicinarsi dell'Inverno, modificano i loro regimi fisiologici (alcune entrano in dormienza, altre fioriscono, altre entrano in attività) - spesso il passaggio di questi stati vegetativi avviene sotto lo stimolo della modifica di uno o più di quei parametri fondamentali (o di altri fattori esterni).

Il rispetto di questi parametri spesso è fondamentale per la coltivazione di una data specie, ed infatti accade spesso che piante che necessitano di riposo subiscano un rapido deperimento se non vengono sottoposte ad un periodo invernale.

Scorriamo quindi ora i generi di piante carnivore dando innanzitutto un quadro geografico e climatico dell'areale di provenienza di tali piante e consigliando quindi a quali condizioni invernali sarebbe meglio esporre le piante stesse.



Cosa fare per la mia adorata...

Dionaea muscipula

Questa pianta proviene dalle regioni statunitensi della Carolina del Sud e del Nord. Queste aree sono abbastanza spostate dalla fascia equatoriale, e ciò significa che la variazione del fotoperiodo sarà sensibile, con inverni a notti lunghe, ed estati a notti corte.

Queste zone inoltre sono sostanzialmente regioni con un inverno tipicamente temperato continentale. In Carolina, mentre l'estate è una stagione molto calda e piovosa, l'Inverno invece è freddo ma tendenzialmente secco. Da porre bene attenzione al fatto che se l'andamento delle temperature assomiglia al nostro, l'andamento delle precipitazioni è invece rovesciato (noi, clima mediterraneo, abbiamo estati secche e inverni piovosi).

Per rispettare questi parametri Dionaea muscipula andrà tenuta in queste condizioni: fotoperiodo ridotto (quindi approssimativamente 8 ore di luce e 16 di buio) - temperature fredde, sia di giorno che di notte, e ridotto apporto idrico. D. muscipula in queste condizioni entrerà in riposo formando rosette molto compatte, con trappole ridotte o assenti e ridotta attività di crescita. Uscirà dal riposo a Marzo circa.

Da noi è semplice simulare queste condizioni: basta lasciare la pianta all'esterno, giorno e notte (a meno che non viviate in Val d'Aosta ove dovrete ripararla un pò) e non tenere acqua nel sottovaso. Assicuratevi una volta ogni tanto che il terreno sia moderatamente umido. Un'innaffiata ogni pochi giorni, da sopra, e senza sottovaso, sarà più che sufficiente.

Attenzione: NON tenete D. muscipula in casa per paura che soffra, che geli, che batta i dentini o fandonie del genere, D. muscipula VA tenuta fuori. Le dionee tenute al calduccio non entrano in riposo e, in Primavera, perdono slancio e crescono a rilento. Siete stati avvertiti.


Sarracenia o Darlingtonia

Neanche farlo apposta, più o meno dalle stesse regioni della dionea provengono altre due tipi di piante carnivore molto note: le sarracenie e Darlingtonia californica. Tutte queste specie, infatti, provengono dagli Stati Uniti, con una prevalenza delle zone orientali per le sarracenie, e occidentali per D. californica.

Se state cercando informazioni su queste piante leggete quanto detto a proposito della D. muscipula, ed applicatelo alla lettera anche per queste due categorie di piante carnivore, andrà benissimo.

Unica attenzione è tenere D. californica moderatamente più umida, in quanto proviene da regioni con una umidità invernale moderatamente maggiore.

Attenzione: quanto detto per D. muscipula vale anche qui: NON tenete le sarracenie in casa per paura che soffrano. Devono essere tenute fuori.


Nepenthes o Heliamphora

Questi due generi di piante, invece, a differenza di dionee, sarracenie e darlingtonie, abitano fasce decisamente tropicali. Le zone tropicali sono zone geografiche caratterizzate da un andamento piuttosto mite delle variazioni climatiche stagionali.

La differenza tra fotoperiodo estivo ed invernale sarà quindi poca, come pure la differenza di temperatura e di umidità. In altre parole, queste piante vivono in una condizione di più o meno perenne primavera.

Se in Estate quindi il coltivatore avrà il problema di ridurre la temperatura, in Inverno il problema sarà l'opposto. Nepenthes ed Heliamphora, per questa ragione, vanno sempre tenute in condizioni controllate (all'interno di terrari appositamente costruiti).

Durante il rigido Inverno italiano tutte queste specie andranno senz'altro portate in casa o in una serra riscaldata. La temperatura notturna non dovrà mai scendere sotto i 10'C se non volete rischiare di perdere alcune specie delicate. Alcune specie di Nepenthes e Heliamphora, provenienti da zone di elevata altitudine, gradiscono invece molto arrivare fino a quasi a 5'C, di notte, o meno, ma si tratta di piante estremamente rare e impegnative e chi le possiede normalmente sa già come tenerle. Per tutte le Heliamphora e le Nepenthes l'andamento del fotoperiodo dovrà restare più o meno bilanciato, con 12 ore di luce e 12 ore di buio. Ciò è ottenibile chiaramente per mezzo di piani con lampade al neon e appositi timer. L'umidità, come d'Estate, dovrà essere tenuta alta con umidificatori o frequenti innaffiature (niente sottovasi!).

Se non volete attrezzare un intero terrario o una serra controllata perchè avete solo una o due Nepenthes, potete allora sistemare le vostre piante per l'Inverno tenendole in casa, in una posizione estremanente illuminata, ma evitando il sole diretto. Una finestra esposta a Sud e protetta da una tenda andrà benissimo. Ricordate anche che in casa, in Inverno, l'umidità dell'aria è molto bassa per via dei radiatori - vaporizzate le vostre piante il più frequentemente possibile, terreno e foglie.


Pinguicula

Purtroppo, a differenza delle piante viste sino ad ora, le specie di Pinguicula non sono limitate ad un ben ristretto areale geografico, ma anzi spaziano in ambienti molto diversi e quindi sono adattate a climi estremamente diversificati.

Facendo una divisione molto grossolana, possiamo identificare 2 gruppi principali di Pinguicula: le pinguicole temperate e quelle del gruppo messicano. Vediamole separatamente.

Pinguicole messicane. A questo gruppo appartengono un gran numero di specie tutte provenienti dalla zona degli altopiani messicani, una zona geografica relativamente ristretta e con un regime di umidità e temperature abbastanza tipico. Messicane sono molte delle specie comunemente vendute (P. moranensis, P.gypsicola, P.esseriana, P.jaumavensis e molte altre) o i loro ibridi (Pinguicula x "Weser", Pinguicula x "Hans" o Pinguicula x "Aphrodite").

Gli altopiani messicani hanno un regime di temperature e umidità molto particolare. Sono infatti presenti estati calde e piovose e inverni freddi (ma non rigidi) e particolarmente secchi. Proprio per superare gli inverni e la loro particolare siccità molte specie messicane hanno escogitato il "trucchetto" di trasformarsi in mini-piante grasse durante la stagione secca, con rosette a foglie piccole e succulente.

Per tutte le messicane e i loro ibridi è necessario tenere un'estate calda (ma non troppo) con buon apporto idrico (sottovaso con acqua), e passare in Inverno a un regime completamente differente, con temperature intorno a 0 gradi di minima, e un apporto idrico quasi nullo, lasciando seccare il terreno anche in modo considerevole (cio' specialmente per le specie che formano le rosette invernali succulente).

Alle nostre latitudini quindi per simulare l'Inverno messicano è necessario fornire un minimo di riparo per le piante, tenendole in una veranda o in un terrazzo esposto, dove la temperatura sia fredda ma non crolli sotto zero. Si provveda una buona illuminazione. Al tempo stesso, bisogna assolutamente evitare che ci sia ristagno d'acqua nel sottovaso. Quanto ad apporto idrico, se le specie che tenete sono di quelle che formano rosetta succulenta, allora tenete il terreno molto secco, e date da bere con estrema moderazione solo una volta ogni tanto. Se, invece, le specie che tenete non formano rosetta succulenta, allora fornire acqua ma con molta moderazione, tenendo il terreno da secco ad appena umido.

Pinguicole temperate. Più rare in coltivazione delle specie messicane, si trovano in questo gruppo un gran numero di specie che vivono in Europa Centrale e Settentrionale, in Nord America ed in altre regioni a clima temperato. Come abbiamo visto per sarracenie e dionee, queste piante andranno sottoposte al fotoperiodo invernale (8 ore di luce, 16 buio), andranno tenute ad un regime idrico controllato e dovranno essere tenute a temperature più o meno rigide (a seconda della specie).

Rientrano in questa categoria ad esempio le europee P.alpina, P.vulgaris, P.leptoceras, P.poldinii, P.longifolia, P.grandiflora, che si aspettano temperature invernali molto rigide (anche -20'C) e che si richiudono in un ibernacolo. Altre specie sono sempre temperate ma si aspettano temperature invernali più miti, vicine allo 0, e non formano ibernacolo. Per esempio appartengono a questa categoria P.crystallina e P.hirtiflora.

Ancora temperate sono le nordamericane, che si aspettano un inverno abbastanza secco, e temperature da moderatamente fredde a rigide (e non formano ibernacolo) P.primuliflora, P.ionantha, P.planifolia.

Per tutte queste specie l'inverno in coltivazione è semplice da fornire, potendo sfruttare il nostro inverno tipicamente temperato, eventualmente con alcune accortezze in caso di specie che non siano particolarmente tolleranti il gelo. Tenete il terreno umido ma non fradicio ed evitate i ristagni d'acqua nel sottovaso.



Drosera

Anche qui, vista l'enorme estensione del genere, ci sono da fare delle ulteriori divisioni a seconda della zona geografica.

Drosere tropicali australiane: le cosiddette tre del Queensland: D.adelae, D.prolifera, D.schizandra, tipiche di zone tropicali, per la loro coltivazione in inverno vedi la sezione Nepenthes.

Drosere temperate: specie come ad esempio D.rotundifolia, D. anglica, D.intermedia, D.filiformis, sono specie che d'Inverno si chiudono in un ibernacolo. Per la coltivazione in Inverno vedi sarracenie e dionea oppure pinguicole temperate.

Drosere Sudafricane: a questa categoria appartengono un certo numero di specie tra cui alcuni classici in coltivazione, come Drosera capensis, D.aliciae, D.natalensis, D.nidiformis, D.regia. Queste specie provengono dalla zona del Sudafrica, una zona con un clima particolare, somigliante a una versione piu' dolce del nostro clima mediterraneo (con lo stesso andamento stagionale e di precipitazioni ma con temperature meno alte d'Estate e meno rigide d'Inverno). Queste specie quindi d'Inverno andranno tenute comunque umide (ma non con i vasi in acqua) e con temperature mai sotto i 5'C.
Andra' sempre fornita una illuminazione intensa, possibilmente da sole diretto. Un'ottima sistemazione e' in una veranda o balcone a Sud, in una zona dove la temperatura non scenda mai sottozero (nemmeno di notte). Se le piante sono tenute fuori, sottozero, la parte verde puo' morire ma la pianta rinascera' dalle radici in primavera.
Esistono anche alcune drosere sudafricane che crescono durante la stagione fredda, ma sono piuttosto rare in coltivazione.

Drosere pigmee: provengono da zone interne dell'Australia SudOccidentale, una zona con un regime stagionale simile a quello Mediterraneo (inverni freddi e umidi e estati torride e secche). Durante l'inverno le pigmee vanno tenute con terreno da umido a molto bagnato, e vanno esposte a temperature basse, sotto i 5-10'C. Le temperature possono anche andare saltuariamente di qualche grado sotto lo zero senza gravi danni per le piante. Esposizione a Sud. In questo periodo le pigmee forniranno grande quantita' di gemme che andra' immediatamente posta su vasetti lasciati nelle medesime condizioni. Se nelle vostre zone le temperature notturne scendono di molto sotto lo zero sara' opportuno trovare un modo per riparare le piante e fornire loro una temperatura che di notte non scenda sotto zero.

Drosere bulbose: della medesima zona delle pigmee, queste piante sopravvivono alla lunga estate arida richiudendosi in bulbi sotterranei e passando alla fase vegetativa non appena le temperature diventano fresche e inizia a piovere. D'Inverno queste specie si aspettano un apporto idrico regolare, temperature anche intorno agli zero gradi, una buona esposizione a Sud in modo da ricevere piu' sole possibile.

Australiane insolite: Drosera hamiltonii e Drosera binata - vedi quanto detto per le Sudafricane.



Altre specie


Cephalotus follicularis : Australia, zona di Albany, vedi coltivazione invernale delle Drosere sudafricane.

Utricularia: per quelle temperate vedi coltivazione invernale delle pinguicole temperate o della dionea. Per quelle tropicali epifite vedi invece Nepenthes ed Heliamphora.



Botrite, il flagello invernale

Fin qua sembrerebbe tutto semplice, non siete d'accordo? Basta stare attenti, fare una passeggiatina in casa o fuori in giardino, trovare degli angolini appositi con la giusta esposizione e il gioco e' fatto.

Giusto? Giusto... ma c'e' un ma.

Purtroppo durante l'inverno, qui da noi, si verificano tutta una serie di condizioni climatiche (e non solo) che scatenano un simpatico organismo. La ridotta luce solare, l'alta umidita', la presenza di materiale vegetale in decomposizione (pensate alle foglie cadute dagli alberi o alle parti secche di piante che stanno riposando) sono una manna dal cielo per una muffa, dall'aspetto innocuo, una tenera, dolce polverina grigiastra... la famigerata Botrytis cinerea.

Questa muffa attecchisce su materiale vegetale marcio o secco, in presenza di alta umidita' e scarsa luce solare. Una volta attecchita, la bestia satanica passa ad infettare anche tessuti sani, ed e' in grado di ammazzare una pianta in una decina d'ore. Esattamente: una decina d'ore... andate al lavoro la mattina e la sera vi trovate un ibernacolo di D.filiformis che e' diventato pappetta marcescente.

Purtroppo la botrite e' tutto fuorche' rara. Si puo' anzi dire che la botrite sia endemica di qualsiasi collezione, quindi il problema non e' se le vostre piante ce l'abbiano (ce l'hanno di certo), il problema semmai e' come tenerla sotto controllo e non farla esplodere al punto da iniziare a perdere piante.

Vediamo cosa odia e cosa ama la botrite, e comportiamoci di conseguenza.

La botrite ha parecchi nemici. Il nemico numero uno e' sicuramente la luce solare con il suo carico di ultravioletti. La muffa infatti non e' dotata di protezione anti-UV e gli ultravioletti ne distruggono il DNA. Un sistema quindi di proteggere le piante e' esporle sempre al sole diretto per piu' tempo possibile. Controllate sempre i vostri vasi, specialmente sul lato non esposto alla luce solare - state attenti che la simpatica canaglia non stia lavorando a vostra insaputa la' dove il sole non arriva e magari voi non la vedete.

Un secondo nemico e' la siccita'. Piu' secco e' il terreno, meno probabilita' ci sara' che la botrite esploda in tutta la sua mefitica violenza. Tenete quindi le piante piu' secche che potete, compatibilmente con le loro necessita' idriche. Non tenete mai acqua nei sottovasi, e non tenete mai bagnate piante che non ne abbiano bisogno.

Altro nemico, l'aria in muovimento. La botrite adora l'aria ferma, immobile, tipica di zone chiuse. Un metodo per rallentarne o bloccarne la crescita e' tenere le piante in una zona all'aperto dove ci sia passaggio d'aria, o (in caso di terrari) installare una ventola.

E ancora, questa tenera muffetta adora le parti morte delle vostre piante, i pezzi di foglia secca (specialmente se umida), i residui di fiori. Vi ci attecchisce e poi parte da la' per le sue adorabili gesta. Tenete sempre le vostre piante pulite piu' che potete, rimuovendo le parti secche con forbici e pinzette.

Ultimo aggiornamento (Martedì 02 Febbraio 2010 16:28)