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Altri_generi Aldrovanda vesiculosa

Aldrovanda vesiculosa
  • Famiglia: Droseraceae
  • Provenienza: Europa, Asia, Africa e Australia
  • Habitat: Essendo una pianta acquatica, predilige acque di stagni e paludi

Note di coltivazione

Aldrovanda vesiculosa è una pianta carnivora acquatica perenne appartenente alla famiglia delle Droseraceae che vive completamente sommersa, appena sotto il pelo dell’acqua. Può raggiungere lunghezze di oltre 20 cm ed è caratterizzata da trappole a scatto, molto simili a quelle di Dionaea muscipula, della grandezza di 2-3 mm e costituite da due lobi dal tessuto traslucido muniti di minuscoli e sensibili peli che, non appena sfiorati da qualche microrganismo acquatico, provocano la chiusura della trappola in circa 0,01-0,02 secondi, uno dei più rapidi movimenti nel regno vegetale.
Di Aldrovanda esistono varianti tropicali, subtropicali e temperate anche se quella più diffusa in coltivazione è la variante temperata.
Per coltivare e riprodurre al meglio l’Aldrovanda è necessario ricreare le condizioni presenti nel suo habitat naturale. Bisogna infatti ricostruire un ecosistema in cui piante, microrganismi, batteri e nutrienti siano perfettamente bilanciati. Prima di ricevere la pianta è bene che tutto l’ecosistema sia ben stabile, cosa che avviene solo dopo alcuni mesi, altrimenti potrebbe non sopravvivere neanche una settimana, per cui consigliamo vivamente di predisporre per tempo la struttura che dovrà accoglierla.

Costruzione del paludario

Innanzitutto è necessario reperire un contenitore nel quale ricreare il “paludario” destinato ad ospitare l’intero ecosistema. L’ideale è una grande vasca di minimo 40 litri, resistente e di buona larghezza e profondità. Maggiori sono le dimensioni e migliore sarà l’equilibrio delle varie componenti presenti nell’acqua. Una buona soluzione è rappresentata dai contenitori di plastica ma si dovrà fare attenzione al tipo di plastica, che dovrà offrire buona resistenza al sole ed agli agenti atmosferici; nel caso si voglia usare un acquario, magari recuperandone uno che non si usa più, fate attenzione a riparare le pareti dalla luce, per evitare un eccessivo aumento della temperatura, limitare la proliferazione delle alghe ed imitare al meglio le condizioni di luce di una pozza o un laghetto. Il substrato è un componente fondamentale dell’ecosistema, poiché influisce enormemente sulla qualità dell’acqua e sulla riuscita del paludario. A seconda delle dimensioni del vostro contenitore il fondale deve avere uno spessore che va dai 2 ai 5 cm. Disponete uno strato di lapillo vulcanico, pieno di interstizi in cui si svilupperanno le colonie di batteri utili, e di foglie secche di piante palustri a vostra scelta (Typha spp.,Juncus spp., Cyperus spp., Phragmites australis, ecc.) che lentamente disperderanno nell’acqua anidride carbonica (essenziale per una rapida crescita dell’aldrovanda) e altri nutrienti, provocando inoltre un abbassamento del pH (che dovrebbe stabilizzarsi su di un valore compreso tra 5.5 e 7). Si sconsiglia l’uso della torba e di terricci per piante perché provocano spesso intorbidimento ed un’eccessiva proliferazione delle alghe.
L’aldrovanda ama una posizione soleggiata con almeno due o tre ore di sole diretto al giorno. Nel caso di contenitori piccoli è bene non eccedere con l’esposizione al sole per evitare la proliferazione di alghe ed un eccessivo surriscaldamento dell’ecosistema. In primavera/estate la pianta sopporta temperature massime di 30/35 °C, mentre d’inverno, andando in riposo, è in grado di sopravvivere anche a temperature inferiori a 0 °C. Completato il fondo è il momento di aggiungere delicatamente l’acqua per riempire il contenitore. L’acqua migliore è quella da osmosi inversa o piovana: man mano che l’acqua evapora, aggiungetene dell’altra.
Non appena il substrato e l’acqua si sono stabilizzati e i sedimenti si sono depositati sul fondo, si potranno aggiungere le piante acquatiche che andranno a comporre l’ecosistema:

  • piante palustri che hanno il compito di assorbire gran parte dei nutrienti in eccesso e di fornirne ogni anno di nuovi grazie alle foglie secche (Typha spp., Carex spp., Iris pseudacorus, Phragmites australis, Nymphaea ssp. ecc.)
  • piante galleggianti che, coprendo la superficie dell’acqua, aiutano a mantenere una temperatura deguata e a contenere la proliferazione delle alghe (Lemna spp., Salvinia natans, Hydrocharis morsusranae, Azolla ssp. ecc.)
  • piante ossigenanti, principalmente sommerse, che rilasciano ossigeno nell’acqua e contrastano lo sviluppo delle alghe (Ceratophyllum demersum, Myriophyllum spp., Stratiotes aloides, Elodea spp. ecc.)

A seconda dello spazio disponibile, collocate nel paludario una o due piante palustri all’interno del proprio vaso (possono essere molto invasive). Fissate poi sul fondo qualche pianta ossigenante, tenendo conto che il suo sviluppo andrà contenuto nel corso dei mesi e degli anni. Infine, adagiate sulla superficie le galleggianti (una specie o due saranno sufficienti). Poiché tendono ad espandersi e a togliere luce alle altre piante, sarà bene rimuovere costantemente quelle in eccesso quando aggiungerete l’aldrovanda. Dopo aver disposto le piante è il momento di inserire anche gli animali acquatici, come, ad esempio, lumache d’acqua (dei generi Lymnea, Planorbarius ecc.), che si nutrono di alghe, e microrganismi che ripuliscono l’acqua fungendo da nutrimento per la pianta (dafnie, ostracodi, copepodi) e che, molto probabilmente, si svilupperanno da soli senza bisogno di inserirli nel paludario, essendo spesso trasportati con le piante acquatiche. Terminato il paludario bisognerà aspettare svariati mesi prima che si stabilizzi e che si sviluppino i batteri utili, le piante ed i microrganismi. Nei primi tempi, infatti, si svilupperanno alghe a causa dell’acqua troppo ricca di nutrienti e delle piante non ancora ben sviluppate.
Dopo circa 6 mesi il paludario sarà pronto ad ospitare al meglio l’aldrovanda, che crescerà a ritmi esponenziali, dando enormi soddisfazioni. Se l’ecosistema sarà ideale e l’esposizione alla luce solare ottimale, in estate, quando la temperatura dell’acqua raggiungerà i 30 °C, la pianta produrrà dei piccoli fiori bianchi. In inverno andrà in riposo formando dei turioni, che lentamente andranno verso il fondo per svernare. Essi possono essere lasciati tranquillamente nel loro ecosistema oppure è possibile metterli in un contenitore, chiuso con una garza che lasci passare l’acqua, da adagiare sul fondo del paludario. In questo modo i turioni saranno protetti dall’eventuale attacco da parte di lumache acquatiche e non entreranno in contatto diretto con il fondale, rischiando di rimanere incastrati tra le radici delle piante palustri e tra le foglie in decomposizione.

Moltiplicazione

La moltiplicazione dell’Aldrovanda vesiculosa avviene principalmente tramite divisione dei turioni per la forma temperata, questi una volta giunti a maturazioni si staccano e si depositano sul fondo dove emettono radici alla ripresa vegetativa in primavera.