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Altri_generi Genlisea hispidula

Genlisea hispidula
  • Famiglia: Lentibulariaceae
  • Provenienza: Africa centro-meridionale.
  • Habitat: Paludi e praterie, spesso in vicinanza di un corso d'acqua, ad un'altitudine compresa tra 1000 e 1500 metri. Il clima è tropicale, le temperature diurne si aggirano dai 25°- 35 °C e l'umidità è superiore all'80%.

Note di coltivazione

Genlisea hispidula è una pianta carnivora perenne, semi-acquatica e di piccole dimensioni. La sua struttura si compone di una parte superiore, aerea, che emerge dal substrato (dunque visibile) e una inferiore, immersa nel suolo e non visibile.

La parte alta è costituita da piccole foglie verdi, a forma di spatola, picciolate, lunghe 2-5 cm disposte fittamente a rosetta. Non sono carnivore e svolgono pertanto la naturale fotosintesi clorofilliana.

La parte bassa, invece, più complessa e interessante, è costituita da un secondo tipo di foglie, questa volta carnivore, dalla forma di una Y rovesciata, che si sviluppano dal lato inferiore della rosetta e svolgono la funzione di catturare microrganismi e insetti che abitano il sottosuolo. Occorre notare che la pianta non produce le tradizionali radici in quanto le loro principali funzioni (l’assorbimento di acqua, di minerali e l’ancoraggio al terreno) vengono già svolte dalle suddette trappole. La loro struttura può, anch’essa, essere divisa in due sezioni: una inferiore, costituita dalla divaricazione terminale della Y rovesciata, i due rami della quale sono percorsi da un’ala esterna a spirale che dà loro la tipica forma di una vite o di un cavatappi. Per tutta la sua lunghezza fino al centro della biforcazione, l’ala è percorsa da piccole fessure che permettono l’entrata alle prede e, grazie a  una fitta schiera di peli rivolti verso l’interno, ne impediscono la fuga. La sezione superiore (il gambo lungo della Y rovesciata) è invece cilindrico, senz’ala e senza fessure, e presenta al centro della biforcazione un’ulteriore entrata detta “bocca” e verso la metà del gambo lo “stomaco”, un piccolo rigonfiamento, una sacca, le cui pareti interne sono ricoperte da ghiandole digestive. L’intera trappola, dalle punte alla camera digestiva, è percorsa all’interno da un cilindrico canale cavo, in altre parole un vero e proprio tubo. L’intera trappola non supera i 10 cm di lunghezza.

Il meccanismo di cattura è molto interessante. La preda viene attirata alla trappola per chemiotassi, entra dalle fessure e, impossibilitata ad uscire, è costretta a percorrere in risalita il “tragitto” (forzato dalla presenza lungo tutto il canale di peli coattivi) fino alla camera digestiva in cui avvengono la digestione, per mezzo del rilascio di enzimi, e quindi l’assorbimento della parte molle del malcapitato, morto per anossia. E’ giusto ricordare che Genlisea hispidula cresce in terreni molto umidi e spesso può vivere sommersa a seguito di un acquazzone oppure per la vicinanza di un corso d’acqua, per cui è di norma che nelle trappole ci sia una costante presenza d’acqua che, assorbita anch’essa dallo stomaco, genera un leggero flusso unidirezionale che facilità il tragitto dell’insetto catturato. Tra le prede più comuni ci sono microbi, protozoi, larve, acari e dafnie.

Nel periodo di fioritura dal centro della rosetta emerge uno scapo fiorale con numerose infiorescenze su cui sbocciano splendidi fiori dal colore viola chiaro, lilla tendente al blu.

Etimologia: L’epiteto specifico hispidula deriva dal latino hispidus, aggettivo che significa “ispido, provvisto di peli” in riferimento alla peluria che ricopre la pianta in particolare modo sullo scapo fiorale.