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Utricularia Genlisea pygmaea

Genlisea pygmaea
  • Famiglia: Lentibulariaceae
  • Provenienza: America meridionale
  • Habitat: Terreno roccioso e sabbioso, altitudine compresa tra 800 e 1500 metri. Il clima è tropicale, le temperature diurne si aggirano dai 25-35 °C.

Note di coltivazione

Genlisea pygmaea è una pianta carnivora annuale, semi-acquatica e di piccole dimensioni. La sua struttura si compone di una parte superiore, aerea, che emerge dal substrato (dunque visibile) e una inferiore, immersa nel suolo e non visibile.

La parte alta è costituita da piccole foglie verdi, a forma di spatola, picciolate, lunghe 2-5 cm disposte fittamente a rosetta. Non sono carnivore e svolgono pertanto la naturale fotosintesi clorofilliana.

La parte bassa, invece, più complessa e interessante, è costituita da un secondo tipo di foglie, questa volta carnivore, dalla forma di una Y rovesciata, che si sviluppano dal lato inferiore della rosetta e svolgono la funzione di catturare microrganismi e insetti che abitano il sottosuolo. Occorre notare che la pianta non produce le tradizionali radici in quanto le loro principali funzioni (l’assorbimento di acqua, di minerali e l’ancoraggio al terreno) vengono già svolte dalle suddette trappole. La loro struttura può, anch’essa, essere divisa in due sezioni: una inferiore, costituita dalla divaricazione terminale della Y rovesciata, i due rami della quale sono percorsi da un’ala esterna a spirale che dà loro la tipica forma di una vite o di un cavatappi. Per tutta la sua lunghezza fino al centro della biforcazione, l’ala è percorsa da piccole fessure che permettono l’entrata alle prede e, grazie a  una fitta schiera di peli rivolti verso l’interno, ne impediscono la fuga. La sezione superiore (il gambo lungo della Y rovesciata) è invece cilindrico, senz’ala e senza fessure, e presenta al centro della biforcazione un’ulteriore entrata detta “bocca” e verso la metà del gambo lo “stomaco”, un piccolo rigonfiamento, una sacca, le cui pareti interne sono ricoperte da ghiandole digestive. L’intera trappola, dalle punte alla camera digestiva, è percorsa all’interno da un cilindrico canale cavo, in altre parole un vero e proprio tubo. NOTA: Osservazioni recenti hanno dimostrato che Genlisea pygmaea in realtà produce due ordini di trappole, quelle sopra descritte che scendono “verticalmente” nel substrato e raggiungono pochi cm di lunghezza (5-9 cm) e trappole che si allontanano “orizzontalmente” dal fusto (rimangono a pelo della superficie) e sono ancora più corte, massimo 4-5 cm in pianta adulta.

Il meccanismo di cattura è molto interessante. La preda viene attirata alla trappola per chemiotassi, entra dalle fessure e, impossibilitata ad uscire, è costretta a percorrere in risalita il “tragitto” (forzato dalla presenza lungo tutto il canale di peli coattivi) fino alla camera digestiva in cui avvengono la digestione, per mezzo del rilascio di enzimi, e quindi l’assorbimento della parte molle del malcapitato, morto per anossia. Tra le prede più comuni ci sono microbi, protozoi, larve, acari e dafnie.

Nel periodo di fioritura dal centro della rosetta emerge uno scapo fiorale con numerose infiorescenze su cui sbocciano splendidi fiori dal colore giallo.

Etimologia: L’epiteto specifico pygmaea deriva dal fatto che questa specie, assieme a Genlisea filiformisè la più piccola del genere Genlisea.

NOTA: Questa specie presenta un’eccezione in quanto, unica nel suo genere: produce dei “tuberi” (di dimensione non oltre quella di una nocciola) durante la stagione estiva, dato che le alte temperature e la siccità dell’habitat inducono la pianta ad entrare in stato di riposo (come nel gruppo delle Drosere tuberose) per poi risvegliarsi in primavera con l’arrivo delle piogge.